Nuova Zelanda, nel caricatore c’era il nome di Traini: “Cosa c’entro io con questa roba?”

Ieri, nell’attacco contro le due moschee in Nuova Zelanda, l’attenatore, il 28enne australiano Brenton Tarrant, tra i nomi riportato sui caricatori delle armi c’era anche quello di Luca Traini, l’autore della sparatoria contro gli immigrati a Macerata, avvenuta il 3 febbraio 2018.

Traini, dal carcere in cui si trova detenuto, come riportato da La Stampa, ha detto: “Ma cosa c’entro io con questa roba? Ho fatto una ca**ata e sto pagando con la prigione. Però non è possibile che qualsiasi cosa succeda nel mondo è colpa mia“. Traini, infatti, non vuole passare per “il simbolo di qualcosa che non condivido“.

Traini e l'attentatore
Luca Traini a sinistra e l’attentatore australiano a sinistra.

Poi, come si legge su Roma.Corriere.it, Traini ha detto al suo avvocato Giancarlo Giulianelli: “Mi sento lontano fisicamente e idealmente da questa gente, ma non è solo una questione di chilometri […] Non ho alcuna intenzione di condividere queste cose, non l’avrei fatto nemmeno prima di finire in carcere“, sottolineando ancora di essere “infastidito da questo accostamento atroce e macabro”.

Per quanto concere l’autore dell’attacco – che ha mandato in onda in diretta su Facebook le terribili immagini delle crudeltà che ha commesso – è stato accusato di omicidio ed è comparso, con gli abiti bianchi da detenuto, mani ammanettate e a piedi nudi, nel tribunale distrettuale di Christchurch, la città in cui è avvenuta la strage.

L’uomo ha perfino sogghignato quando i reporter lo hanno fotografato in aula, affiancato da due poliziotti. Inoltre, Tarrant, appena entrato in tribunale, ha fatto ok con la mano, che è il gesto utilizzato dai suprematisti bianchi.