Omicidio Pamela Mastropietro: vittima di un rito voodoo?

Pamela Mastropietro voleva tornare a studiare, voleva fare criminologia, magari all’estero. Lo ha detto al ‘Corriere’ Josè, un educatore della comunità terapeutica di Corridonia (Macerata) dove era in cura. E invece non ce l’ha fatta.

In queste ore emergono nuovi dettagli sulle ultime ore di vita della 18enne ritrovata smembrata in due trolley.

Ormai sembra inconfutabile il coinvolgimento del nigeriano Innocent Oseghale.

Oltre ai vestiti insanguinati della ragazza trovati nella sua abitazione, c’è anche la testimonianza di un tassista peruviano. L’uomo avrebbe accompagnato Pamela dalla stazione di Macerata ai giardini. Poche ore dopo l’avrebbe vista entrare in farmacia (dove ha comprato una siringa da 5ml che di solito viene usata per i cocktail di droghe, crack e altre sostanze, come racconterà il farmacista che la servì), incontrare il nigeriano e allontanarsi con lui verso l’abitazione di via Spalato.

Nel frattempo la madre della ragazza, Alessandra Verni, è andata all’obitorio per il riconoscimento ufficiale.

Spero e prego – ha scritto poco dopo sul suo profilo facebook – che giustizia sia fatta. Quello che le hanno fatto è indescrivibile e così crudele che spero di vederli soffrire lentamente fino alla morte! Ti amo“.

Ci chiediamo – ha affermato, invece, il legale della donna – come sia stato possibile lasciare andare via una ragazza da una struttura del genere, senza che si intervenisse: come è potuto accadere? Le indagini dovranno accertare anche queste responsabilità“.

Secondo alcune indiscrezioni, infatti, la fuga è stata premeditata e l’allarme sarebbe scattato un quarto d’ora dopo la sua scomparsa dalla struttura.

Ancora da chiarire anche la causa della morte: l’autopsia non ha dato risultati rilevanti e quindi si aspettano quelli degli esami tossicologici.

 

AGGIORNAMENTO ORE 16.30

In queste ore stanno emergendo nuovi e inquietanti particolari sull’omicidio di Pamela. Si sta facendo strada l’ipotesi che la 18enne sia stata vittima di un rito voodoo.

Le analisi dei resti del corpo hanno, infatti evidenziato che mancano all’appello cuore e viscere e ci sono delle ferite sugli arti tranciati. Inoltre l’unico accusato, il 29enne nigeriano Innocent Oseghale, si sarebbe ‘sciacquato minuziosamente’ le mani con la candeggina per eliminare qualsiasi traccia di dna della giovane.

Per lui si profila, dunque, anche l’accusa di vilipendio, oltre a quelle di omicidio, occultamento e soppressione di cadavere.

Resta ancora da chiarire la causa della morte e se lo smembramento sia avvenuto quando la giovane era già morta. Tuttavia i vicini del nigeriano affermano di non aver sentito grida o rumori strani provenire dalla sua abitazione.

Intanto si fa sentire con un comunicato anche la struttura di recupero da dove la 18enne è fuggita sulla quale era stato sollevato il sospetto di scarsa vigilanza.

L’allontanamento – si legge – è stato prontamente rilevato dai nostri operatori, uno dei quali ha seguito a piedi la ragazza ed ha cercato in tutti i modi di dissuaderla dal suo intento di allontanarsi, offrendole anche di parlare con la famiglia e, in extremis, di accompagnarla alla stazione”.

Visto che la ragazza continuava ad allontanarsi, ferma nell’idea di non tornare indietro – continua la nota – l’operatrice si è recata rapidamente a recuperare un’auto per cercare di farla salire con sé, ritornata sul posto la ragazza era scomparsa, probabilmente avendo recuperato un passaggio da qualche autista. Immediatamente sono stati informati tutti i familiari a noi noti (mamma e nonna), i servizi competenti e i carabinieri di quanto accaduto”.

La nostra struttura – conclude – non ha carattere di contenimento coatto e non può impedire con la forza la permanenza dell’ospite che vuole abbandonarla. Comprendiamo e condividiamo appieno i sentimenti di dolore della mamma e la sua ricerca di chiarezza e giustizia, confidiamo pienamente negli organi inquirenti perché facciano rapidamente piena luce sui fatti accaduti”.