Omicidio Yara, ecco come Bossetti può evitare la condanna all’ergastolo

Massimo Bossetti

Massimo Bossetti

Dopo la conferma della condanna all’ergastolo anche da parte della Corte d’Appello di Brescia, i legali di Massimo Bossetti stanno preparando il ricorso alla Cassazione, l’ultimo grado della giustizia italiana.

Luca D’Auria, avvocato e docente di diritto, sul sito de Il Fatto Quotidiano, ha affrontato “la causa del decennio” con un consiglio agli avvocati del ‘presunto’ (è tale fino alla sentenza della Cassazione) assassino di Yara Gambirasio.

D’Auria scrive: “Non conta più se quel DNA è ‘bello’ o ‘brutto’ (come raccontato dal pm di primo grado in un interessante documentario televisivo) ma conta qualcosa di più ‘alto’ (nel senso di importante) dal punto di vista giuridico: è possibile essere condannati in base a una prova (detta scientifica) e questa è stata assunta, come un atto di fede, a prescindere da ogni tipo di contro-valutazione?“.

Sì, perché è noto – come già scritto qui – che Bossetti è stato condannato in virtù di un campione analizzato che è stato, però, successivamente distrutto e, quindi, reso inutilizzabile da parte della difesa.

L’articolo 111 della Costituzione, infatti, stabilisce “come principio sommo – scrive D’Auria – che nel processo penale la prova si forma nel contraddittorio delle parti, cioè permettendo alla difesa di contestare, valutare e svolgere le proprie riflessioni, non già su un risultato ‘calato dall’alto’ nel processo, ma rispetto alla sua vera e propria formazione“.

Insomma, l’importanza “storica” di questo processo sta nell’uso dell’esame del DNA ai fini processuali.

Non conta e non deve più contare nulla se quel DNA, appartenente al futuro indagato o alla vittima, sia perfettamente corrispondente a quello del soggetto di confronto e dunque la sua scientificità sia salva. Il processo è fatto di forma e il diritto è rispetto della forma“, scrive l’avvocato su Il Fatto Quotidiano.

Quindi, “se, dunque, io fossi nel mio amico Salvagni, chiederei alla Cassazione una sola cosa: è possibile che un accertamento tanto decisivo come la prova del DNA possa essere portata nel processo senza nessun contraddittorio? Neanche d’ufficio? La Cassazione deve solo rispondere: sì o no. È legittimo oppure non lo è“.

Insomma, i legali di Bossetti dovrebbero puntare sulla possibilità che sia stato violato l’articolo 111 della Costituzione che recita: “La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata“.

I legali di Bossetti seguiranno il consiglio?