Omicidio Yara Gambirasio, le nuove mosse della difesa di Massimo Bossetti

La strategia difensiva dei legali dell’uomo potrebbe portare a un’evoluzione dell’intera vicenda processuale

Yara Gambirasio e Massimo Bossetti
Dal web

Non è ancora arrivato il momento di arrendersi. Questo il segnale lanciato da Massimo Bossetti, l’uomo condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, il cui cadavere era stato in seguito occultato. Il muratore starebbe preparando nuove mosse per respingere al mittente le accuse e cercare di riottenere la libertà perduta.

A dare la notizia, in esclusiva, è il settimanale Oggi. La difesa del muratore di Mapello, Comune del Bergamasco, starebbe elaborando nuove strategie per tutelare la posizione, al momento delicata, in cui si trova il proprio assistito. Una scelta eclatante, che potrebbe aprire a nuovi e inattesi scenari per una vicenda che continua a dividere l’opinione pubblica.

Massimo Bossetti
Massimo Bossetti (dal web)

Secondo Oggi, infatti, la difesa di Massimo Bossetti sarebbe pronta a giocarsi il tutto per tutto. Con una triplice mossa per una strategia volta a cambiare le carte in tavola. La scelta adottata dai legali dell’uomo sarebbe quella di lavorare su più fronti, per ristabilire la verità sull’omicidio di Yara Gambirasio e riportare alla luce quanto sarebbe effettivamente accaduto.

La triplice mossa della difesa di Massimo Bossetti – a quanto sembra – consisterebbe nella presentazione di un ricorso in Cassazione, in una denuncia penale per rifiuto di atti d’ufficio nei confronti del Ris di Parma e un’istanza al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, affinché disponga un’ispezione all’interno del tribunale di Bergamo.

Nel dettaglio, la scelta di ricorrere in Cassazione servirebbe per sbloccare il provvedimento con il quale il giudice dell’esecuzione, Giovanni Petillo, lo scorso 15 gennaio ha messo sotto confisca i reperti dell’inchiesta sull’omicidio di Yara.

La denuncia nei confronti del Ris di Parma e del suo comandante, il colonnello Giampietro Lago, sarebbe dovuta al fatto che avrebbero rifiutato il rilascio di quanto richiesto e autorizzato dall’autorità giudiziaria, confermando l’atteggiamento ostile manifestato durante l’intero processo. Resta da vedere, a questo punto, come si evolverà l’intera vicenda processuale.