OMS sul Covid-19: “La panacea potrebbe non arrivare mai”

A dirlo Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Tedros Adhanom Ghebreyesus
Dal profilo Instagram di Tedros Adhanom Ghebreyesus

«Un certo numero di vaccini sono al momento nella fase tre delle sperimentazioni cliniche e tutti speriamo di averne una serie efficace che possa aiutare a prevenire il contagio delle persone»: queste le parole dell’Oms sul Covid. Le ha pronunciate Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale.

«Tuttavia al momento non c’e’ il ‘silver bullet’, la pallottola d’argento, e potrebbe non esserci mai»: ha proseguito. Per arrestare la pandemia da Coronavirus servono tutte le armi che abbiamo a disposizione e che «sappiamo funzionano: test, isolamento, tracciamento dei pazienti, quarantena per i contatti».

Il messaggio dell’Oms sul Covid è chiaro: «Fate tutto il possibile». Il che significa che ognuno di noi deve fare la propria parte nel quotidiano. «Rispettate il distanziamento fisico, indossate una mascherina, lavate le mani regolarmente, tossite lontano dagli altri. Fatelo tutti»: ha raccomandato Ghebreyesus.

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«Durante la scorsa settimana abbiamo visto diversi Paesi che sembravano aver superato il peggio ora affrontare nuovi picchi di casi. Tuttavia, abbiamo anche visto come alcuni Paesi o aree che hanno avuto un numero elevato di casi stanno ora controllando l’epidemia. Non è facile, ovviamente. Ma se ci impegniamo tutti non è mai troppo tardi, il virus può essere sconfitto».

Queste significative dichiarazioni sono state rilasciate durante una conferenza stampa a Ginevra. Il direttore generale dell’Oms ha anche citato Martin Luther King: «Come ci ha insegnato, è sempre il momento giusto per fare la cosa giusta. Non è mai troppo tardi per adottare un approccio globale contro il virus», ha detto.

E ancora: «Oltre al bilancio diretto di Covid-19, il Comitato d’emergenza Covid-19 ha preso atto dell’impatto sulla salute che l’interruzione dei servizi sanitari sta avendo su una serie di altre malattie. Ciò aggrava quanto già sappiamo sulla riduzione della copertura immunitaria, sullo screening e sulla cura del cancro e sui servizi di salute mentale».

«È stato un momento per riflettere, a distanza di sei mesi, da quando la commissione ha dichiarato che l’epidemia costituiva un’emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale. All’epoca, il 30 gennaio, c’erano meno di 100 casi e nessun decesso al di fuori della Cina».

«Quando il Comitato si è riunito tre mesi fa, erano stati segnalati all’Oms tre milioni di casi e oltre 200.000 morti. Da allora, il numero di casi è aumentato di oltre cinque volte a 17,5 milioni e il numero di morti è più che triplicato, passando a 680.000»: ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus.

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