Padre Nostro, ecco quando a Messa si celebrerà nel modo voluto da Papa Francesco

Il mons. Bruno Forte ha spiegato le ragioni della sostanziale modifica alla preghiera.

Padre Nostro, si cambia. E succederà ufficialmente dalle Messe del 29 novembre 2020, prima domenica D’Avvento.

La modifica è ‘rivoluzionaria’: non più «non indurci in tentazione» ma «non abbandonarci alla tentazione» su richiesta di Papa Francesco.

Il mons. Bruno Forte ha spiegato che la modifica è stata apportata «per una fedeltà alle intenzioni espresse dalla preghiera di Gesù e all’originale greco», aggiungendo che «in realtà l’originale greco usa un verbo che significa letteralmente ‘portarci, condurci’. La traduzione latina ‘inducere’ poteva richiamare l’omologo greco. Però, in italiano ‘indurre’ vuol dire ‘spingere a…’ in sostanza, far sì che ciò avvenga. E risulta strano che si possa dire a Dio ‘non spingerci a cadere in tentazione’. Insomma, la traduzione con ‘non indurci in…’ non risultava fedele».

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In effetti, un conto è sostenere che Dio possa indurre in tentazione, quindi al peccato, un altra che possa intercedere affinché il fedele non si abbandoni alla tentazione.

Si tratta, ha spiegato ulteriormente il vescovo di Chieti a Vatican News, di «un interrogativo che si sono posti anche episcopati di tutto il mondo. Ad esempio, in spagnolo, lingua più parlata dai cattolici nel pianeta, si dice ‘fa che noi non cadiamo nella tentazione’. In francese, dopo molti travagli, si è passati da una traduzione che era ‘non sottometterci alla tentazione’ alla formula attuale che è ‘non lasciarci entrare in tentazione’. Dunque, l’idea da esprimere è questa: il nostro Dio, che è un Dio buono e grande nell’amore, fa in modo che noi non cadiamo in tentazione. La mia personale proposta è stata che si traducesse in ‘fa che non cadiamo in tentazione’ però dato che nella bibbia Cei la traduzione scelta è stata ‘non abbandonarci alla tentazione’ alla fine i vescovi per rispettare la corrispondenza tra il testo biblico ufficiale e la liturgia hanno preferito quest’ultima versione».

Giusto così, no?

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