35enne scopre di aspettare un bambino dopo mesi di chemioterapia

Il piccolo è nato e sta bene: si chiama Giuseppe.

Una donna di 35 anni, di nome Sabrina, ha scoperto di aspettare un bambino a cinque mesi di gravidanza mentre riceveva cure oncologiche.

Il suo piccolo, 3,6 chilogrammi, è nato giorno 15 febbraio al Policlinico Paolo Giaccone di Palermo, si chiama Giuseppe e sta benissimo.

La donna è diventata mamma per la quarta volta. Una gravidanza del tutto inaspettata perché dal 2017 combatte una battaglia contro un tumore alla mammella per il quale ha subito già due interventi.

«Per il mio problema oncologico sono stata seguita in un’altra struttura e i clinici che mi hanno avuto in cura – racconta Sabrina all’AGI – mi avevano detto che i trattamenti molto pesanti a cui ero sottoposta rendevano estremamente improbabile una gravidanza. Non ho adottato particolari precauzioni e attribuivo i miei disturbi, compreso quel leggero gonfiore all’addome, ai trattamenti di chemio e radioterapia che stavo facendo».

La sorpresa è arrivata in modo del tutto casuale durante una visita ginecologica di controllo in cui l’ecografia ha subito messo in evidenza la presenza di un bambino già in un’epoca gestazionale pari a 22 settimane.

Sabrina è stata accompagnata nel suo percorso da una equipe multidisciplinare di specialisti delle unita’ complesse di Ginecologia e Ostetricia, diretta da Renato Venezia; di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale, guidata da Giovanni Corsello; e di Oncologia Medica, diretta da Antonio Russo.

«È stata una sorpresa per tutti – ha sottolineato Vincenzo Minnella, ginecologo di fiducia di Sabrina e responsabile dell’Unità di Pronto soccorso Ostetrico – nelle pazienti colpite da tumore alla mammella è doveroso eseguire anche controlli periodici per monitorare lo stato dell’utero e le condizioni complessive dell’apparato genitale. Per fortuna ciò che abbiamo trovato era tutt’altro che brutto: era una vita che stava crescendo nonostante tutto. I tempi erano già maturi per eseguire la morfologica: esame che serve proprio per studiare l’anatomia degli organi del bambino; così abbiamo cominciato a studiare accuratamente il feto da un punto di vista della diagnostica prenatale. La preoccupazione di tutti, della mamma innanzitutto, era che le terapie molto invasive a cui la paziente si era sottoposta potessero aver creato qualche problema al bambino, ma per fortuna così non è stato». Foto da PalermoLive.it.

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