Parenti e amici a casa dopo il parto: regole di bon ton

Ci passano tutte le neomamme. Durante i nove mesi di gravidanza il mondo sembra il posto ideale dove far crescere l’erede: parenti, amici, colleghi e persino il datore di lavoro che ti deve ancora cinque stipendi dell’anno scorso sono straordinariamente gentili.

Poi nasce il pupo e tutto cambia: la neomamma stressata da pianti, poppate fuori controllo e senso di inadeguatezza, è costretta pure a far fronte ai vari “devi fare così”, “non si fa così”, “se fosse mio figlio” che spesso, a causa dei toni ‘appassionati’ usati, suonano più come rimproveri che come premurosi consigli. E deve anche stare attenta a non urtare la sensibilità degli altri che dopo il (suo) parto sono diventati ‘più emotivi’.

E così si rischiano incidenti diplomatici e si sfasciano le famiglie. Ma il massacro è evitabile.

Ne è convinta la giornalista (e mamma) Germana Zappatore autrice del libro ‘Il piccolo non è un bambolotto. Lettura semiseria per neomamme stressate e serissimo galateo per parenti, amici e tuttologi’.

Per lei è una questione di comunicazione. E dal momento che è più difficile intervenire sulla neomamma che già deve fare i conti con ormoni a ruota libera e vita sottosopra, la palla passa a parenti e amici che devono ‘correggere il tiro’ nei propri modi dal momento che, con l’arrivo del bebè non diventano ‘emotivi’, ma semplicemente ‘più permalosi’.

Per loro, dunque, i consigli basilari sono questi: non dare mai ordini ma prospettare alla neomamma la possibilità di scelta, non fare mai paragoni, non giudicare le scelte inerenti argomenti delicati e intimi come ad esempio l’allattamento.

E poi, fondamentale è ricordarsi della mamma. Perché il benessere del neonato passa per quello della madre sia durante i nove mesi di gravidanza che in quelli successivi al parto.