PD all’opposizione. Nessun governo politico. Ecco cosa accadrà

Il Partito Democratico, tranne la (piccola) corrente che fa capo a Michele Emiliano, vuole restare all’opposizione.

Nessun sostegno, quindi, né a Luigi Di Maio né a Matteo Salvini.

Di conseguenza, l’Italia non avrà un governo affidato o al leader del Movimento Cinque Stelle o al segretario della Lega ma uno presidenziale i cui ministri non saranno pescati tra le forze che hanno vinto le elezioni.

Si tratterà di un esecutivo che avrà una data di scadenza. Il suo compito, oltre all’ordinaria amministrazione e altre cose da cui non si può prescindere, sarà quello di mettere su una legge elettorale che abbia il premio di maggioranza, cioè lo strumento che permetterà a chi vincerà le prossime elezioni di governare.

Torneremo, quindi, a votare e molto probabilmente lo faremo l’anno prossimo. Una situazione non causata dall’esito delle urne del 4 marzo scorso ma da una legge elettorale che è risultata più porcata del Porcellum.

Sarebbe bastato, infatti, che il Rosatellum avesse previsto il premio di maggioranza per la coalizione o il partito più votati (magari con il ballottaggio tra M5S e Centrodestra perché nessuno ha raggiunto la soglia del 40%) per dare un governo politico all’Italia.

Invece, eccoci allo stallo: il potere legislativo sarà politico ma quello esecutivo sarà tecnico-istituzionale.

La scelta di Sergio Mattarella avverrà dopo l’elezione dei presidenti di Camera e Senato e anche in questo caso non ci dovrebbero essere sorprese.

L’accordo tra M5S e Lega è quasi cosa certa: a capo del Senato (la seconda carica dello Stato) ci sarà Danilo Toninelli, mentre alla Camera Giancarlo Giorgetti.

Dopodiché dovremo fare i conti con un governo neutro e con riforme rinviate a data da destinarsi.