“Per pagare, chiamate mio padre” e mangia a scrocco nei ristoranti di tutta Italia

Mel Brooks ci potrebbe fare un film. Titolo: “Lo scroccone seriale”. La storia, che ha del grottesco, sembra infatti uscita da una pellicola del regista statunitense.

Kristian Pettersen è un designer norvegese di 42 anni. Oggi si fa chiamare Kristian Prandina. Ha l’aspetto di una persona distinta e ben vestita. A vederlo così nessuno si fa domande su chi sia, nessuno si preoccupa di tenerlo d’occhio o fare qualche verifica. E lui lo sa bene.
Così, indisturbato Kristian gira per le città italiane e consuma i suoi lauti pranzi nei ristoranti: antipasto, primo, secondo, bevande e persino dolce.

Quando, però, arriva il momento di pagare il conto, dice ai camerieri: “Sono Kristian Prandina, per pagare dovete chiamare mio padre Sergio. È un grosso imprenditore di Bassano”. Nessuno ha motivo di dubitare e così Kristian va via senza pagare.

Anche perché il “presunto” padre esiste davvero: Sergio Prandina, 70enne titolare dell’omonima ditta di Bassano che opera nel design dell’illuminazione per interni. Però lui non ha alcun rapporto di parentela con il designer norvegese. Lui (insieme ai ristoratori di Padova e Varese) è la vittima di una truffa. La sua sfortuna è stata solo quella di aver incrociato la strada del norvegese nel 2007 per motivi di lavoro.

Che Kristian voglia vendicarsi di qualche torto subito? Non si riesce a capire. Al momento di certo vi è solo che nei confronti di Kristian Pettersen è stato emesso dalla Polizia di Varese (città dove è avvenuta l’ultima truffa) un foglio di via di due anni: sulla sua testa pende la denuncia per insolvenza fraudolenta.

Mentre il vero signor Prandina ha appeso sulle vetrine del suo showroom le foto e i dati del truffatore con il messaggio: “Attenzione! Questo è un millantatore e non paga mai il conto”.