Più danni al cervello a causa del coronavirus, cosa dice uno studio

La scoperta inquietante dell’University College di Londra (UCL). I dettagli.

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Un nuovo studio sul coronavirus suggerisce che l’infezione potrebbe portare a un’ondata di casi di danni cerebrali nei pazienti infetti.

Nel dettaglio, i ricercatori dell’University College di Londra (UCL) hanno affermato che tra le complicazioni del Covid-19 ci potrebbero essere anche ictus, danni ai nervi e infiammazione cerebrale potenzialmente fatale e pure in assenza di sintomi respiratori associati alla malattia.

Michael Zandi, co-autore della ricerca, ha affermato: «Dovremmo essere vigili e cercare queste complicazioni nelle persone che hanno avuto il COVID-19», sottolineando che resta da capire «se assisteremo a un’epidemia su larga scala di danni cerebrali legati alla pandemia». Ci saranno, comunque, ulteriori studi a riguardo.

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La ricerca, pubblicata sulla rivista Brain, ha esaminato 43 pazienti trattati presso l’University College London Hospitals per coronavirus confermato o sospetto, da aprile a maggio. I coinvolti hanno avuto un’età dai 16 agli 85 anni e hanno manifestato una gamma di sintomi da lievi a gravi.

Gli studiosi hanno trovato, tra questi pazienti, 10 casi di disfunzione cerebrale temporanea e delirio; 12 casi di infiammazione cerebrale; 8 casi di ictus e 8 casi di danni neurologici.

Alla maggior parte dei pazienti che hanno mostrato un’infiammazione cerebrale è stata diagnosticata una condizione specifica, rara e talvolta mortale, nota come encefalomielite acuta disseminata (EAD).  Prima della pandemia, il team di ricerca di Londra osservava un caso al mese di EAD. Il numero, poi, è aumentato a uno a settimana. Una donna ha persino avuto come allucinazioni leoni e scimmie in casa. Altri hanno riportato intorpidimento negli arti e al viso, vista doppia e disorientamento.

I ricercatori stanno cercando di capire perché i pazienti COVID-19 stanno sviluppando queste complicanze cerebrali. Il virus non è stato trovato nel loro fluido cerebrale e ciò significa che il virus non sembra attaccare direttamente il cervello.

Una teoria è che le complicazioni sono innescate da una risposta immunitaria del corpo del paziente e non dal virus.

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