Plasma iperimmune contro il Covid-19: cos’è e perché funziona

Il direttore della Pneumologia dell’ospedale Poma di Mantova sta mandando avanti una sperimentazione su un centinaio di pazienti critici.

plasma iperimmune

Il plasma iperimmune contro il Coronavirus è efficace. Questo è quello che sostiene Giuseppe del Donno, direttore del reparto di Pneumologia del Poma di Mantova. In queste ore, infatti, i medici e i ricercatori stanno lavorando a una possibile terapia contro il Covid-19 che sfrutterebbe il plasma dei pazienti guariti.

Gli studi in corso, con la collaborazione del San Matteo di Pavia, sembrano avere dei risultati più che positivi. Un ragazzo di 28 anni, Francesco, in gravissime condizioni fino a qualche giorno fa, adesso sta bene e non ha più febbre.

Giuseppe Del Donno
Giuseppe Del Donno

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«Abbiamo appena chiuso la prima sperimentazione, partita all’inizio di aprile, su un gruppo di pazienti critici. Francesco è arrivato fuori tempo massimo, ma lo abbiamo arruolato lo stesso. Un centinaio di pazienti in tutto trattati con il plasma iperimmune, cioè che viene dal sangue di pazienti che sono stati contagiati e sono guariti»: ha detto Giuseppe Del Donno.

E ancora: «La cura funziona. In tutto questo mese non abbiamo avuto decessi fra le persone trattate. Solo pazienti che sono migliorati fino a guarire oppure che si sono stabilizzati. Nessuno si è aggravato. Non è più aneddotica».

Il primario di Pneumologia all’ospedale Poma di Mantova, però, ci tiene che non vengano alimentate false speranze e spiega perché i pazienti più gravi non possono entrare nella sperimentazione: «Se la malattia ha lavorato a lungo fino a compromettere la funzionalità degli organi non c’è plasma che tenga. In quel caso la mortalità resta alta perché non è più il virus il nemico, ma sono i danni prodotti dal virus».

Il protocollo è stato creato da Cesare Perotti e Massimo Franchini, direttori di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale a Pavia e Mantova. E i feedback rilasciati dagli stessi malati, oltre ai dati clinici, sono molto confortanti.

«Sono loro che ci dicono che il miglioramento è immediato; scompare la febbre, in alcuni casi scompare la tosse in modo istantaneo, i parametri respiratori funzionano. Ci raccontano di avere la sensazione di acquisire fin da subito un po’ di forza e benessere».

Del Donno, insieme al suo team, è stato il primo a credere nel plasma iperimmune contro il Coronavirus, adesso riceve chiamate da tutto il mondo. «Mi ha chiamato un alto funzionario dell’Onu che ha un ruolo importante nella sanità degli Stati Uniti. Useranno anche loro il nostro protocollo, ci hanno fatto i complimenti. È stato emozionante, non sono riuscito a trattenere le lacrime»: ha dichiarato.

La stessa reazione, però, pare non essere arrivata dalle istituzioni italiane: «Abbiamo provato a contattare il ministero della Salute ma è stato inutile. Nessun segnale nemmeno dall’Istituto Superiore di Sanità. Per ora stanno alla finestra».

Nel frattempo i donatori aumentano, tanto da poter creare una piccola banca del plasma per rifornire gli ospedali vicini. Un pullman è quasi pronto, direzione Liguria ed Emilia Romagna. Inoltre, si sta già pensando a una seconda sperimentazione.

«Spero di cuore nella creazione di un centro di ricerca sul plasma a Mantova. Ho incassato l’ok del sindaco, proprio dopo la chiamata dagli Stati Uniti, proprio quando mia figlia che ha 20 anni ha vinto un concorso musicale e proprio il giorno in cui Francesco è stato bene. Ci vorrebbe un 2 maggio alla settimana»: ha concluso Giuseppe Del Donno.

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