Prescrizione, cos’è e perché se ne parla così tanto

Istituto di diritto sia civile, sia penale, la prescrizione è al centro dell’attenzione mediatica per via della Riforma Bonafede.

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Nelle ultime settimane, chiunque abbia aperto un giornale cartaceo o abbia letto una rivista online ha sentito parlare di prescrizione. Cos’è? Perché se ne parla tanto? Vediamo la risposta nelle prossime righe.

Cos’è la prescrizione?

Partiamo dalle basi ricordando che la prescrizione è un istituto di diritto sia penale, sia civile (nelle ultime settimane ci si sta concentrando soprattutto sul secondo ambito). Cosa prevede? Il fatto che, una volta trascorso un determinato lasso di tempo, un determinato reato non sia più perseguibile penalmente.

La prescrizione è stata introdotta per due motivi. Da un lato, il legislatore si è mosso con l’intenzione di impedire una durata eccessiva dei processi. Dall’altro, invece, è stato messo in primo piano l’obiettivo di garantire non solo l’efficacia della pena, ma anche il diritto di difesa.

Il quadro della Legge ex Cirielli

Parlare della prescrizione in Italia significa, per forza di cose, chiamare in causa la Legge ex Cirielli, promulgata nel 2005 (si tratta di preciso della Legge 251 del 2005). A seguito della sua attuazione, è stata dimezzata la prescrizione per gli incensurati. Entrando ulteriormente nel dettaglio ricordiamo che, secondo questo testo normativo, la prescrizione estingue il reato. Prima del 2005, il quadro legislativo prevedeva il calcolo della prescrizione sulla base di scaglioni proporzionati alla pena massima per il reato commesso dal reo.

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La riforma del 2017 e quella di Bonafede

Nel 2017, il panorama normativo è ulteriormente cambiato a seguito di una modifica che ha previsto la sospensione della prescrizione per un tempo definito – pari a 18 mesi – a seguito della promulgazione della sentenza di condanna di primo grado e del pronunciamento della condanna in appello.

Norma non retroattiva, è stata “mandata in pensione” prima che se ne potessero vedere gli effetti dalla Riforma di Alfonso Bonafede, entrata in vigore il 1° gennaio 2020. Dal momento che in questo  caso si ha a che fare con una norma di diritto sostanziale, la sua applicazione riguarda i reati commessi dal 1° gennaio 2020 in poi.

Cosa prevede la Riforma Bonafede?

Fortemente voluta dai M5S, la Riforma del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede è stata approvata all’inizio dello scorso anno. Avente nel nostro ordinamento un precedente nel 2014 e caratterizzata da peculiarità simili a quelle riscontrabili in quadri normativi come quello tedesco, è stata oggetto di una richiesta di dilazione dell’entrata in vigore per prendere il tempo necessario alla riforma del processo penale.

Cosa prevede? Il blocco della prescrizione penale dopo la sentenza di primo grado, a prescindere che sia di condanna o di assoluzione. Questa posizione vede la forte contrarietà di Italia Viva, con Matteo Renzi che, nel corso dell’assemblea nazionale della sua nuova creatura politica, ha sottolineato che Bonafede non ha i numeri al Senato per far approvare la sua Riforma. Nelle e-news, suo canale newsletter da anni, ha invece sottolineato che il progetto viola i principi costituzionali.