Processo Stato – mafia, Di Pietro: “Falcone mi disse di portare Mani Pulite in Sicilia”

Le parole dell’ex Pm al processo d’appello sulla presunta trattativa Stato – mafia in corso a Palermo.

Antonio Di Pietro
Antonio Di Pietro

L’ex Pm e ministro Antonio Di Pietro ha deposto oggi – giovedì 3 ottobre – come teste al processo d’appello sulla presunta trattativa Stato – mafia in corso alla corte d’assise di Palermo.

Di Pietro ha raccontato di avere conosciuto “Giovanni Falcone quando era direttore degli Affari penali al ministero della Giustizia. Eravamo agli inizi di Mani Pulite, Falcone fu il mio maestro nel campo delle rogatorie e mi disse di controllare gli appalti in Sicilia. Cioè l’indicazione era capire se imprese del Nord si fossero costituite in associazioni temporanee di imprese con imprenditori siciliani per l’aggiudicazione di lavori nell’isola“.

Di Pietro è stato citato dalla difesa di uno degli imputati, l’ex capo del Ros Mario Mori, accusato di minaccia a corpo politico dello Stato.

Di appalti e della necessità di discutere insieme dell’argomento parlai anche con Borsellino. Decidemmo di fare il punto insieme, ma non ci fu il tempo di farlo“, ha aggiunto.

Il giorno in cui c’era la camera ardente di Giovanni Falcone al Palazzo di giustizia incontrai Paolo con Borsellino e parlammo degli stessi argomenti affrontati con Falcone e rimanemmo che ne avremmo dovuto riparlare. Borsellino mi disse ‘Bisogna fare presto’, parlandomi della necessità di un coordinamento delle indagini sul territorio nazionale. Come sapete questo non fu possibile. E dopo la sua morte compresi meglio la diffusione del sistema, continuai a indagare e arrivò una segnalazione del Ros su un possibile attentato contro di me“, ha proseguito Di Pietro.

Con il dottor Borsellino non avevamo una indagine comune ma un obiettivo. In quella occasione della camera ardente siamo rimasti che ci saremmo rivisti da lì a breve“, ha poi aggiunto l’ex pm, sottolineando che “ogni giorno si scopriva qualcosa ma la Sicilia restava silente. Borsellino mi disse: ‘Dobbiamo coordinare l’indagine’ e di quello ci stavamo occupando“.

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