Processo Stefano Cucchi, carabiniere ha confessato pestaggio

Colpo di scena al processo per la morte di Stefano Cucchi, giovane geometra romano, avvenuta in ospedale nel 2009, una settimana dopo essere stato arrestato per droga.

Il PM Giovanni Musarò ha, infatti, reso noto un’attività integrativa d’indagine dopo che Francesco Tedesco, uno dei cinque carabinieri imputati, ha ricostruito quanto accaduto la notte dell’arresto, accusando due colleghi, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, del pestaggio di Cucchi.

I due devono rispondere, come Tedesco, di omicidio preterintenzionale, abuso di autorità. Altri 2 militari, invece, Roberto Mandolini e Vincenzo Nicoladardi dovranno rispondere di calunnia.

È sparita, inoltre, un’annotazione di servizio redatta da Tedesco in cui riferiva del fatto e inoltrata alla stazione dei Carabinieri.

Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, su Facebook ha scritto: “Il muro è stato abbattuto. Ora sappiamo e saranno in tanti a dover chiedere scusa a Stefano e alla famiglia Cucchi“.

L’avvocato difensore di Francesco Tedesco, Eugenio Pini, ha affermato che “c’è stato uno snodo significativo per il processo ma anche un riscatto per il mio assistito e per l’intera Arma dei Carabinieri“.

Come si legge su Repubblica.it, Pini ha aggiunto che “gli atti dibattimentali e le ulteriori indagini individuano nel mio assistito il carabiniere che si è lanciato contro i colleghi per allontanarli da Stefano Cucchi, che lo ha soccorso e che lo ha poi difeso. Ma soprattutto è il carabiniere che ha denunciato la condotta al suo superiore ed anche alla Procura della Repubblica, scrivendo una annotazione di servizio che però non è mai giunta in Procura, e poi costretto al silenzio contro la sua volontà. Come detto, è anche un riscatto per l’Arma dei Carabinieri perché è stato un suo appartenente a intervenire in soccorso di Stefano Cucchi, a denunciare il fatto nell’immediatezza e a aver fatto definitivamente luce nel processo“.