Proteste per George Floyd, vandalizzati anche i ristoranti di Joe Bastianich

Anche i locali del famoso manager sono stati presi di mira dai manifestanti.

Joe Bastianich
Joe Bastianich

Negli Stati Uniti d’America, per il settimo giorno di fila, migliaia di americani sono scesi in strada per protestare per la morte di George Floyd, ucciso a Minneapolis dalla polizia. Si registrano cortei a New York, Philadelphia e Atlanta e un sit-in davanti all’ancora più blindata Casa Bianca.

Tra i locali vittima dei manifestanti ci sono stati anche i ristoranti di Joe Bastianich, il famoso manager noto in Italia per le sue partecipazioni televisive, soprattutto a Masterchef.

Intervistato dal Corriere della Sera, il 51enne ha raccontato: «Sono entrati e hanno distrutto tutto: hanno rubato il vino e gli incassi, hanno spaccato il vetro a mazzate e gettato benzina per bruciare gli interni. Un vero disastro».

Gli atti vandalici sono avvenuti in due dei ristoranti di Los Angeles di cui è socio Bastianich: la Pizzeria Mozza e Chi Spacca, due parti di uno stessso locale in Melrose Avenue.

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Bastianich ha detto: «Tutti hanno il diritto di protestare, di manifestare la propria opinione e, perché no, anche di agire per essere ascoltati. Mi dispiace solo che una minoranza di persone sfrutti questo momento a proprio vantaggio per andare a spaccare o rubare. Distolgono, tra l’altro, l’attenzione dal messaggio».

Su quanto sta succedendo negli USA, Bastianich ha affermato: «Qui siamo tutti indignati, questo Paese non può avere un futuro se non risolve questa ferita razziale. Quindi, da cittadino, dico: se il costo per dare giustizia a Floyd è un ristorante bruciato ok, lo sopporto. L’importante in questo momento è non stare in silenzio, perché stare in silenzio significa essere complici di una situazione insopportabile».

Tra l’altro, i danni subiti dai locali di Bastianich arrivano in un periodo economico già condizionato dall’emergenza coronavirus: «Ora dobbiamo ricostruire l’intero locale, i danni sono enormi. Non solo quelli fisici però. Siamo un Paese a pezzi».

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