Pugni, calci e insulti omofobi, Riso: “Aggredito per il mio film”

Pugni, calci e insulti omofobi. Sebastiano Riso, regista catanese di “Una famiglia”, è stato vittima di un’aggressione avvenuta lunedì pomeriggio, a Roma. Preso di mira da due uomini nell’androne del palazzo dove abita, in zona Ostiense, è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Fatebenefratelli: ha subito una contusione della parete toracica addominale e un trauma allo zigomo con edema alla cornea. La prognosi è di 10 giorni.

Indagini sono in corso per identificare gli aggressori: al setaccio le telecamere della zona. L’ultimo film di Riso, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, “Una famiglia”, è ambientato a Roma e racconta il tema dell’utero in affitto e della vendita clandestina di bambini partoriti da Maria (Micaela Ramazzotti) a coppie che non ne possono avere.

“Sul viso, nello stomaco e all’altezza dello sterno. Ieri sono stato colpito tre volte, e tre volte mi sento attaccato: come omosessuale, come regista e come persona. Come omosessuale perché, mentre mi colpivano, mi rivolgevano insulti omofobi”. A raccontare quei momenti drammatici è lo stesso regista.

Spiega che si è sentito aggredito “Come regista e come persona perché quegli insulti facevano riferimento a tematiche affrontate nel mio ultimo film, come la possibilità per le coppie gay di formare una propria famiglia, e perché la violenza è stata esercitata contro la mia inclinazione a esprimere me stesso anche e soprattutto attraverso il mio lavoro. Nonostante la paura e la rabbia, che ancora provo a distanza di qualche ora, sono sicuro che continuerò a farlo, come e più di prima”.

Nell’ultimo anno in Italia sono stati oltre 200 gli episodi di omofobia e transfobia censiti dall’associazione Arcigay nel rapporto pubblicato il 17 maggio 2017 in occasione della giornata internazionale contro l’omofobia. II numero degli episodi rilevati è raddoppiato in un anno, dato che nel rapporto precedente gli atti omofobi censiti erano 104. Il report si basa sul monitoraggio delle fonti giornalistiche da maggio 2016 a oggi, per cui il dato rappresenta solo la punta dell’iceberg del fenomeno.