Pupo sui Ricchi e Poveri: “Ecco quando il gruppo da quartetto divenne un trio”

Il cantante ha rivelato alcuni aneddoti sui Ricchi e Poveri che si riuniranno al Festival di Sanremo.

Ha proprio ragione Amadeus quando dice che «il vero colpaccio del Festival di Sanremo di quest’anno e che lo rende storico è il ritorno dei Ricchi e Poveri». E tutti stanno dicendo la loro su questo quartetto, che sono stati un po’ i nostri Abba, che tante hit hanno piazzato in carriera.

Ne parla anche Pupo, che oltre a essere opinionista del Grande Fratello Vip, in questi giorni si sta dilettando a dire la sua anche sul Festival e i suoi ospiti, rivelando qualche segreto.

Pupo, che fu autore di Sarà perché ti amo, confessa un po’ di cose e in particolare perché il quartetto è diventato trio e poi duo.

«Fu in quella occasione – ha ricordato Pupo – che il gruppo da quartetto, diventò un trio. Marina, non senza strascichi e polemiche, venne letteralmente cacciata dalla band. Io c’ero, ero lì a Sanremo insieme a loro. Alloggiavamo tutti quanti insieme al Grand Hotel del mare di Bordighera. Non potrò mai dimenticare le violente discussioni che, oltre ai protagonisti principali, coinvolsero anche avvocati, impresari e discografici. La causa scatenante fu il tradimento dell’allora marito di Angela con l’altra componente femminile del gruppo, Marina».

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Sulla separazione del 2013 con Franco Gatti ha ricordato: «Anche quando Franco decise di lasciare la popolare band, io ero presente. Eravamo insieme in Russia per degli spettacoli e Angelo, con il quale ho un particolare ed affettuoso rapporto di amicizia, mi annunciò dell’intenzione di Franco di ritirarsi. La tragica vicenda della morte del figlio, lo aveva troppo segnato e non se la sentiva più di andare avanti. E adesso rivederli di nuovo tutti e quattro insieme, non vi nascondo che è per me una gioia immensa. Mi auguro che non sia un evento isolato. Mi piacerebbe che, come hanno fatto I Pooh, anche loro tornassero ad esibirsi insieme almeno per una tournée mondiale dal vivo. Io, se ciò accadesse sarò lì, in prima fila, ad ascoltarli».

Da cantante a cantante, del Festival ha parlato anche J-Ax: «Non credo che una manifestazione che ha bisogno del rap per mantenersi attuale e rilevante, poi si debba lamentare di quelli che sono i cliché del rap, che come il rock ha le sue scale e vanno seguite. Parlo da genitore più che da artista. Io a mio figlio farò ascoltare tutto il rap anni Novanta che piace a me, il gangsta rap, che dice cose assurde, altro che polemiche di Sanremo, ma gli spiegherò il background e il contesto in cui queste cose vengono dette. Come secondo me bisognerebbe sempre fare con l’arte, che non può avere l’arroganza di educare».

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