Quali problemi possono derivare da una donazione immobiliare

Ritrovarsi alle prese con una donazione immobiliare può essere fonte di problemi e inconvenienti da non sottovalutare. Nei confronti dell’immobile che è stato donato, infatti, i legittimari del donante (vale a dire i discendenti in linea retta o il coniuge) possono esperire un’azione di riduzione attraverso la quale si fanno dichiarare da un giudice di essere stati lesi nei propri diritti per effetto della donazione. In altri casi, i legittimari possono ricorrere addirittura a un’azione legale restitutoria, attraverso la quale essi hanno la possibilità di riprendersi il bene immobile, a prescindere dal fatto che esso faccia ancora parte del patrimonio del donatario o sia stato da quest’ultimo venduto ad altri.

A cosa serve una polizza donazione

È chiaro, a questo punto, che chi ha intenzione di acquistare un immobile oggetto di donazione deve pensarci molto bene prima di compiere un passo di questo tipo, soprattutto al fine di prevenire inconvenienti poco piacevoli. Il ricorso a un’assicurazione specifica potrebbe essere una soluzione da prendere in considerazione: per farsi un’idea sui costi di una Polizza Donazione è sufficiente consultare le informazioni messe a disposizione dal sito Conviene Online. C’è da dire che i rischi per un potenziale acquirente di un immobile che è stato donato sono correlati a molteplici variabili, sia di carattere temporale che di natura familiare.

Quali sono i pericoli insiti in una donazione

Per menzionare un esempio di una variabile familiare che può essere fonte di disagi, si pensi alla donazione di un immobile da parte di un padre a 5 figli: è evidente che i rischi sono più alti rispetto a una donazione di un immobile da parte di un padre a un figlio solo. Per quel che riguarda la dimensione temporale, gli acquirenti possono stare tranquilli sono se il donante è morto e sono passati dieci anni, oppure se sono trascorsi venti anni dalla trascrizione della donazione, a prescindere dal fatto che il donante sia morto o meno.

Quando un atto di donazione può essere impugnato

Se il donante è morto e sono trascorsi meno di dieci anni, in caso di impugnazione dell’atto di donazione il notaio può chiamare alla stipula gli eventuali altri legittimari potenziali, in modo da convincere chi ha impugnato la donazione a cambiare idea. Nel caso in cui, invece, il donante sia ancora vivo, è bene sapere che non è consentita dalla legislazione italiana la rinuncia preventiva all’azione di riduzione: essa infatti integra un patto successorio, che non è ammesso dal nostro ordinamento.

Cosa si può fare per tutelarsi

Questo vuol dire che è sempre meglio evitare di comprare un immobile oggetto di donazione? No, perché comunque il notaio può mettere in pratica vari rimedi che consentano di tutelarsi rispetto ai rischi insiti in un’operazione di questo tipo. Per esempio la stipula di una polizza assicurativa, ma anche lo scioglimento della donazione per mutuo consenso e la rinuncia all’azione di restituzione. Quest’ultima rappresenta un atto attraverso il quale vengono coinvolti i legittimari da cui la donazione potrebbe essere impugnata in futuro: viene fatto dichiarare loro che non si riprenderanno il bene e lo lasceranno a disposizione di chi lo ha acquistato.

Come funziona la rinuncia all’azione di restituzione

La rinuncia all’azione di restituzione non impedisce ai legittimari di rivalersi: più semplicemente, essi non lo potranno fare con il terzo acquirente ma solo con il donatario. Si tratta di una rinuncia che costituisce una prassi comune: sia la giurisprudenza che la dottrina l’hanno sdoganata, a dispetto del fatto che il codice civile non preveda tale azione fino a quando il donante non è morto.