Raid vandalico in casa di Cecilia Kyenge: ecco chi è stato e perché

Non si è trattato di un atto razzista, bensì di una banale lite fra vicini. È emersa in queste ore la verità circa l’atto vandalico che ha colpito l’abitazione dell’ex Ministra Cécile Kyenge a Gaggio in Piano in provincia di Modena.

Era stata lei stessa sabato scorso a raccontare cosa era accaduto con un post su facebook.

I muri dello stabile di proprietà della mia famiglia ed i cancelli – aveva scritto – sono stati vandalizzati, con chiara intenzione di mandarmi un messaggio di cui ignoro il contenuto. Inoltre, sacchetti di feci sono stati gettati all’interno del nostro cortile”.

Pur non comprendendone il motivo, la Kyenge aveva preso l’atto vandalico come una intimidazione di carattere politico. Un atto razzista per il Pd che aveva espresso solidarietà.

E invece no. Si è trattato di un atto dettato dall’esasperazione di un vicino stanco di trovare la strada imbrattata dalle feci non raccolte del cane dell’ex ministra. È stato lo stesso vicino, reo confesso che ha spiegato i motivi del suo gesto a ‘Il Resto del Carlino’.

Non si è trattato di atto xenofobo – ha raccontato il vicino che ha voluto rimanere anonimo – ma di un gesto di esasperazione verso un atteggiamento incivile. Perché l’ho fatto? Semplice: suo marito non raccoglie mai le deiezioni del loro cane di grossa taglia e all’ennesimo episodio non ci ho visto più dalla rabbia, ho rimosso le feci e le ho gettate nel giardino”.

Stando sempre al suo racconto, sembrerebbe che il marito della Kyenge sia stato più volte colto sul fatto con il suo cane e da diverse persone che gli avrebbero chiesto ogni volta di raccogliere i bisognini dell’animale. Ma con scarsi risultati.

Insomma, questa volta il razzismo non c’entra: si tratta di civiltà.