Raz Degan shock: “Ho partecipato all’Isola perché mia madre era malata”

Intervistato dal ‘Corriere della Sera’, Raz Degan ha raccontato degli aneddoti scioccanti della sua vita.

Siamo abituati a pensare a Raz Degan come ad un uomo forte, selvaggio, un po’ sopra le righe, ma soprattutto come una persona libera di non seguire gli schemi. Per questo la sua partecipazione al reality l’Isola dei Famosi aveva spiazzato tutti. Ma c’era un motivo preciso e molto valido alla base di quella scelta. Lo ha spiegato in una intervista al ‘Corriere della Sera’.

L’ho fatto per soldi: mia madre era malata. Laggiù – ha spiegato – ho incontrato molta ignoranza, i paguri hanno più dignità, però la natura era un regalo che mi ha caricato nell’anima”.

Nella stessa intervista, però, Degan si è abbandonato anche al racconto di un altro evento particolare della sua vita. Finita l’esperienza dell’Isola, infatti, produsse una pellicola per Sky e Netflix dal titolo ‘L’ultimo sciamano’.

Tutti vedono che è stato su Sky e in America su Netflix o che l’ha coprodotto Leonardo DiCaprio – ha detto – ma nessuno immagina che, per farlo, sono stato vicino alla morte, alla depressione, alla stregoneria, ai piranha, a pazzi che si credono sciamani capaci di guarire il mondo. Ma uno sciamano vero, Pepe, l’ho trovato. È stato un viaggio e la destinazione finale ancora non la so. La ricerca è questo: conoscersi, superare i propri limiti, entrare in contatto con se stessi”.

Infatti, ad ispirare il docufilm è stata una vicenda personale molto particolare che risale al 2010.

Mi ero rotto di lavorare a contenuti banali – ha raccontato – avevo capito che stare comodo è una sconfitta e cercavo qualcosa, non sapevo cosa. Nel 2010, facevo a piedi la via della Seta e, in un villaggio sperduto fra Nepal e Tibet, mi venne la polmonite. Pensavo sarei morto, feci testamento. Trovai le forze per andare in aereo a Goa, da una sciamana che curava con l’Ayahuasca. Dopo un giorno di infusi, correvo già sulla spiaggia. A quel punto, decisi di partire per scoprire i poteri di quella pianta. Poi, ci ho costruito un film, portando con me James Freeman, un giovane americano con una depressione grave e disposto a un’ultima impresa disperata per salvarsi”.

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