Reddito di cittadinanza, ecco cosa dicono i primi dati raccolti dai CAF

Sono trascorsi 16 giorni dall’avvio delle pratiche per l’accesso al reddito di cittadinanza, la misura per contrastare la povertà in Italia voluta dal Movimento Cinque Stelle.

E, stando ai primi dati raccolti in 10 città campione, distribuite tra Nord, Cento e Sud, la Consulta Nazionale dei Caf ha elaborato un primo quadro delle categorie dei richiedenti.

La stima ha riguardato 7.964 domande presentate fino al 20 marzo.

Anzitutto, gli under 30 e i Millennials (nati tra gli anni 80 e i 2000), rappresentano il 6,8% delle domande presentate ai Caf e grazie solo al traino del Sud.

Il dato, infatti, è trascinato da una percentuale al Sud del 10,3%, mentre al nord sono il 4,7% e al centro il 3,2%.

Altro elemento di interesse generale rilevato dall’indagine” – ha spiegato una nota della Consulta – “è dato dal numero delle domande dei cittadini stranieri rispetto a quelle dei cittadini italiani: la media nazionale del 9,5% degli stranieri richiedenti il RdC ha un picco al Nord del 15,4%, scende al Centro al 9,3%, per crollare al Sud al 3,4%“.

In totale, sono stati oltre 500.000 gli italiani che si sono rivolti agli  sportelli dei Caf, a due settimane esatte dall’entrata in vigore del Reddito di Cittadinanza, per presentare la domanda.

Fondamentalmente 8 domande su 10 vengono depositate dalle famiglie: “Ma mentre al Nord e al Centro il RdC è chiesto da persone singole rispettivamente per il 21% e il 23%, al Sud il numero si abbassa fino al 12,4%“.

Infine, c’è un’altra novità sul fronte di come si può perdere il diritto all’accesso alla misura. Sì, perché è in esame alla Camera la possibilità di perdere i requisiti in caso di donazioni, successioni o vicite superiore a 6mila euro – e la soglia sale di 2mila euro per ogni componente della famiglia, fino a un massimo di 10mila euro.

Il superamento della soglia deve essere comunicato entro 15 giorni.