Rezza (ISS): “Misure più stringenti in alcune aree”

Le parole del direttore della prevenzione del Ministero della Salute.

«La stima dell’aumento della contagiosità della variante inglese è di un + 0.4 dell’Rt. Non sembrano esserci effetti sull’efficacia del vaccino e neppure sulla gravità clinica».

Lo ha detto il direttore della prevenzione del ministero della salute Gianni Rezza durante la conferenza stampa sul monitoraggio settimanale Iss-Ministero Salute. Ieri Rezza ha partecipato ad un incontro con gli esperti e i virologi inglesi sulla situazione.

Rezza ha aggiunto: «È importante continuare a mantenere i comportamenti prudenti, soprattutto in questi giorni di festività e nella aree maggiormente colpite si può considerare l’opportunità di misure maggiormente restrittive».

«Per la seconda settimana consecutiva tende a salire l’Rt nazionale e si fissa intorno a 0.9. L’incidenza dei casi è ancora molto elevata, soprattutto in alcune aree. Il tasso di occupazione delle terapie intensive è ancora oltre la soglia critica», ha proseguito Rezza.

In totale, sono 737 i pazienti deceduti positivi al Sars-CoV-2 di età inferiore ai 50 anni, pari all’1,2% dei 63.573 totali. In particolare, 190 di questi avevano meno di 40 anni e, tranne una ventina di casi, presentavano patologie preesistenti.

È quanto si legge nel nuovo aggiornamento del documento “Caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2 in Italia”, elaborato dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e basato su dati al 16 dicembre 2020.

Dei 63.573 decessi di persone positive al SARS-CoV-2 di cui sono disponibili le informazioni, il 42% riguardava donne e l’eta’ media era 80 anni. Il 37,9% è avvenuto in Lombardia, seguita a distanza dall’Emilia Romagna (10,6%), Piemonte (8,7%) e Veneto (8%). In un campione di quasi 6.000 pazienti di cui è stato possibile osservare la cartella clinica, il numero medio di patologie preesistenti rispetto al contagio era di 3,6. È l’ipertensione la condizione cronica piu’ diffusa nelle vittime: era presente in ben il 66% dei deceduti, seguita da diabete (29,2%), cardiopatia ischemica (27%) e demenza