Sacchetti biodegradabili, parla Catia Bastioli: “Offeso il lavoro di 20 anni”

Adesso parla lei. Dopo le polemiche e il malcontento generale, a dire la sua ora dalle colonne del ‘Corriere’ è Catia Bastioli, amministratrice delegata del gruppo Novamont che produce il cosiddetto Mater-Bi, la materia prima con cui si realizzano le tanto criticate bioshopper obbligatorie del primo di gennaio nei supermercati.

Il vespaio si era sollevato più che per il costo dei sacchetti per il fatto che la legge era stata fatta per “favorire un’amica di Renzi che è l’unica che produce qual tipo di sacchetti biodegradabili”, come affermava un post divenuto in brevissimo tempo virale.

La ritengo una tesi oltraggiosa – ha dichiarato – e vergognosa. Che si possa connotare politicamente la volontà del governo di recepire una direttiva comunitaria denota a che punto siamo arrivati. Fare carne da macello, per finalità prettamente elettorali, di un brevetto nostro e di una tecnologia patrimonio per il Paese a livello mondiale, offende il lavoro di questi ultimi venti anni”.

Forse avremmo dovuto investire altrove – ha commentato amaramente – e avremmo dovuto evitare di metterci 500 milioni, spendere risorse in ricerca per brevettare una tecnologia senza eguali. Avremmo dovuto evitare di assumere personale qui, nel nostro Paese”.

Ha tentato di gettare acqua sul fuoco anche lo stesso Matteo Renzi che con un post su facebook ha tenuto a precisare che “in Italia ci sono circa 150 aziende che fabbricano sacchetti prodotti da materiale naturali e non da petrolio” e che, quindi, non c’è nessun “complotto per aiutare miei amici e cugini di terzo grado impegnati nella fabbricazione di sacchetti”.