Sacra Sindone: datazione da rifare, non risalirebbe al Medioevo

Un autorevole team di studiosi ha messo seriamente in dubbio la datazione medievale della Sacra Sindone. Se ne parlerà a Catania.

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Tutto da rifare. Perché la Sacra Sindone non risalirebbe al periodo Medievale. A dirlo sono voci autorevoli: i sindonologi Emanuela Marinelli e Tristan Casabianca, lo statista Benedetto Torrisi dell’Università di Catania e il data analyst Giuseppe Pernagallo.

Nel 1988 – lo ricordiamo – le analisi effettuate su tre campioni di tessuto di quello che veniva considerato il sudario in cui fu avvolto Gesù dopo la crocifissione, stabilirono che il telo fu confezionato in un arco temporale compreso tra il 1260 ed il 1390 d.C. Il risultato, frutto di una datazione carbonico, fu addirittura pubblicato sulla rivista scientifica ‘Nature’.

Oggi quel risultato è stato messo in dubbio dal team che è riuscito finalmente a mettere le mani sui dati ufficiali e i dati grezzi di tre laboratori (Oxford, Arizona, Zurigo). Su questi ultimi, infatti, c’è sempre stato riserbo fino al 2017 per la prima volta Casabianca ha richiesto tali dati tramite ‘Freedom of Information Act’ al ‘British Museum’ (l’istituzione incaricata dell’analisi statistica) riuscendo ad ottenere i report inviati dai tre laboratori all’Istituzione.

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La nostra analisi – ha dichiarato Torrisi – prova che non c’è evidenza definitiva che la Sindone sia medievale. Aver ottenuto i dati grezzi ha permesso di formulare diverse considerazioni: i laboratori hanno prodotto risultati differenti, non riconducibili allo stesso fenomeno. Qualcosa è andato storto durante il processo di datazione, probabilmente poiché i campioni testati non erano omogenei. Questa conclusione statistica è avvalorata dal fatto che i laboratori hanno menzionato la presenza di materiale eterogeneo non menzionato nell’articolo su Nature, quale antico cotone o fili blu e rossi. La documentazione rilasciata dal British Museum dipinge un quadro molto più complesso di quanto presentato nell’articolo su Nature. Le scoperte del team di ricerca evidenziano che le procedure sono state ben lontane dalla perfezione“.

I risultati di questa nuova ricerca (che è stata pubblicata su ‘Archaeometry’, rivista edita per conto dell’Oxford Research Laboratory for Archaeology and the History of Art) saranno discussi durante una tavola rotonda in programma giovedì 23 maggio, a partire dalle 9.30 nell’aula magna del rettorato dell’università di Catania.

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