Salvate il soldato Amadeus dal moralismo televisivo

In difesa di un conduttore che vorrebbe tornare negli anni Ottanta. E anche noi.

Amadeus

Non può che essere tutta una sceneggiata. Perché se fosse vero, tutto quello che sta accadendo contro Amadeus, sarebbe davvero il caso di rivolgersi a qualcuno specializzato nel levare il malocchio.

Al conduttore di origini siciliane, che per anni è stato la seconda scelta della Rai dopo Carlo Conti, non sembrava vero, alla fine dello scorso anno, di essere stato scelto come nuovo presentatore del Festival di Sanremo. Per il settantesimo anno della gara poi.

E all’inizio sembrava stesse per andare tutto bene: il sì di Fiorello, il sì di Benigni, un progetto mastodontico per un Festival che doveva celebrare non solo la sua storia ma anche quel ragazzo che, partendo dalle radio, era riuscito a conquistare la più alta vetta della televisione italiana.

Al fianco di questo presentatore per famiglie ‘quattro punto zero’ sembravano tutti uniti. Perché Amedeo Umberto Rita Sebastiani sembrava l’uomo perfetto per quel ruolo. Poi è arrivato il classico fiocco di neve diventato valanga, che lo ha travolto e che lo sta continuando a travolgere.

Almeno per altri quindici giorni. Prima il caso di Rula Jebreal, da lui scelta per parlare di donne e per le donne ma odiata dalla politica. Già, la politica, che in Sanremo cerca una forte infinita di visibilità.

compenso amadeus sanremo

Poi la perdita della direttrice di Raiuno Teresa De Santis, sostituita al volo. Senza lo scudo Amedeo si è trovato da solo. Da qui l’inizio della fine, con i social a controllare ogni sua parola sulle donne del Festival – bei tempi quando le conferenze stampa erano riservate solo ai giornalisti – e i social ad attaccarlo perché persino definire «bellissima» una donna prima di «intelligentissima» è sinonimo di maschilismo. Da qui gli addii di Salmo, di Monica Bellucci e le polemiche – sempre sul sessismo – su quel rapper, tale Junior Cally, che se non fosse portato avanti dalle case discografiche – non è dato conoscere a oggi le sue vendite – oggi come oggi ne farebbe volentieri a meno.

Ed ecco così Amedeo, che senza il fisico, la possenza e la credibilità di Pippo Baudo, si ritrova a fare da parafulmine di un Festival di Sanremo che doveva svolgersi in modo tranquillo e che non veniva investito da tanti scandali da anni. C’è poi chi accusa, l’Amedeo, lo dicono i cantautori in particolare, di essere il simbolo di un passo indietro da un punto di vista della qualità del Festival.

Odio, quello nei confronti di Amedeo, del tutto immotivato, che neanche l’amico Fiorello è riuscito a fermare. È il moralismo televisivo del nostro tempo che lo sta stritolando. Quello dove una parola di troppo, anche detta scherzando, può rovinarti una carriera a causa di qualche ‘cretino’ che di televisione o comunicazione nulla capisce.

Vi invitiamo a riguardare, un po’ fuori stagione, il film Una poltrona per due. Se lo avessero portato al cinema in questi giorni, molti dei termini utilizzati nella pellicola, sarebbe considerati oggi ‘razzisti e sessisti’. E invece era solo un mondo più libero. Dove si sorrideva di più e dove, se qualcuno doveva criticarti, ti mandava una lettera scritta a mano e non un tweet. Erano gli anni Ottanta. Gli anni in cui Amedeo stava su Italia 1 a Deejay Television. Se potesse, ritornerebbe volentieri a quegli anni di pace. Anche noi.