Salvini al citofono, un carabiniere potrebbe finire nei guai

Indagini interne dei militari.

La vicenda della ormai storica citofonata di Matteo Salvini a un’abitazione di Bologna per chiedere se lì viveva uno spacciatore potrebbe avere non tanto uno strascico giudiziario quanto un potenziale problema per un militare.

Infatti, sono in corso accertamenti interni dei carabinieri del capoluogo emiliano per verificare il ruolo di un maresciallo.

Ora, in quell’occasione, l’ex vicepremier, su segnalazione di una donna residente nel quartiere Pilastro, Annarita Biagini, ha suonato il campanello di un’abitazione. Ebbene, stando a una ricostruzione non ufficiale, emersa dai media locali, la Biagini sarebbe stata messa in contatto con lo staff della Lega tramite una telefonata di un maresciallo dell’Arma.

LEGGI ANCHE: Vittorio Sgarbi difende la citofonata di Matteo Salvini.

I militari, quindi, stano indagando per ricostruire la vicenda relativamente alla parte attiva assunta da questo collega e, se confermato, per capire a quale titolo abbia agito.

Tuttavia, non ci sono ipotesi di rilievo penale ma il carabiniere potrebbe rischiare un procedimento disciplinare che, al momento, non risulta ancora aperto.

Intanto, sempre sulla vicenda della citofonata, Andrea De Maria, deputato bolognese del Partito Democratico, ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese: «Durante la campagna elettorale per le elezioni regionali, il senatore Matteo Salvini ha citofonato a un cittadino del Pilastro a Bologna per chiedere se era uno spacciatore. In una intervista, la signora Anna Rita Biagini, che lo accompagnava, ha dichiarato: ‘Mi ha contattato un esponente delle forze dell’ordine martedì a mezzogiorno, dicendo che qualcuno della Lega mi avrebbe chiamato perché Matteo voleva venire qui’».

LEGGI ANCHE: Conte contro Salvini sulla citofonata di Bologna.