Samanta Russo: quando l’alta moda è tradizione di famiglia

Non te l’aspetti così. Samanta Russo è una fashion designer apprezzatissima in Italia e amatissima all’estero dove ha calcato numerose passerelle importanti come San Pietroburgo e Budapest fino ad arrivare a quella della ‘Romanian Fashion Philosophy 2017’ di Bucarest.

Ha ricevuto diversi riconoscimenti tra cui il ‘Premio Gioconda 2016’ consegnato dalla Camera Regionale della Moda Italiana a chi “opera e promuove al meglio, in Italia e nel mondo, l’eccellenza italiana”. E tra i suoi clienti affezionati ci sono anche i vip.

Insomma, con questi presupposti ti aspetti che sia inavvicinabile. E invece no. Sarà perché da buona italiana ha la passione e il calore nel sangue, ma Samanta Russo ti disarma con la sua gentilezza e quell’umiltà che difficilmente si incontra soprattutto nel mondo della moda.

E ti spiazza perché è tornata a casa. Lei, foggiana di nascita ma cosmopolita di adozione, ha deciso di andare controcorrente e aprire un punto vendita per le sue creazioni nella boutique dell’amica Marina Corvino nella ‘sua’ Foggia. Una ‘sfida doppia’, come la definisce lei stessa. Non solo perché investe in una città in cui l’imprenditoria ha grandi difficoltà a sopravvivere, ma anche perché i suoi sono abiti di alta moda. Ma lei è ‘molto testarda’ e ha lottato per il suo sogno.

E non poteva essere altrimenti. Samanta Russo, infatti, è una ‘figlia d’arte’ e nella sua storia si può leggere una sorta di prosieguo di quella delle donne di casa Russo. Negli anni Trenta le sorelle Russo, tra cui la bisnonna di Samanta, emigrate negli Stati Uniti dalla Puglia, aprono a New York un atelier di alta moda. Ago, filo e tessuti fatti arrivare da Altamura (Bari) alla mano ed ecco che il cognome Russo, nella Grande Mela, in poco tempo diventa sinonimo di ‘High Italian Quality’ e conquista non soltanto le ricche donne newyorkesi, ma anche il mondo del cinema e del teatro.

Una serie di vicissitudini, tra cui la Seconda Guerra Mondiale, portano alla chiusura della sede americana per continuare l’avventura solo in Italia dove adesso sono la nonna (stilista) e la mamma (sarta) di Samanta ad ammaliare le donne del Belpaese con abiti da sogno fino alla definitiva chiusura della Maison Russo negli anni Ottanta.

Con queste donne ‘artigiane’ della moda in casa, fra aghi, fili e spilli il destino di Samanta è ovviamente ‘segnato’. Fin da bambina, infatti, cerca di imitare nonna e mamma prima disegnando e poi cucendo i vestiti per le sue Barbie. E ancora oggi conserva sia figurini che abiti.

Una passione che contribuisce a rinsaldare il legame con l’amata nonna che è da sempre la sua fonte di ispirazione, e che è talmente forte da non sopirsi neppure quando gli studi sembrano portarla a percorrere un’altra strada. Il dolore per la chiusura dell’atelier negli anni Ottanta è stato così forte per la madre della futura fashion designer che in casa sembra esserci un tacito accordo che prevede che quello rimanga solo un bellissimo ricordo, una esperienza da non ripetere. E così Samanta diventa insegnante.

Ma quando un sogno ti cammina accanto fin da bambina, è quasi impossibile metterlo a tacere. Ad un certo punto della sua vita, Samanta decide che è arrivato il momento di rischiare. E così la mattina lavora, il pomeriggio studia per diventare fashion designer e la notte cuce. E dopo anni di sacrifici silenziosi ecco che Samanta Russo realizza il suo sogno, e continua quello di nonna e mamma.

I suoi abiti, infatti, rispecchiano la tradizione di casa Russo che vuole la donna elegante e sensuale con abiti lunghi principeschi, ma anche con abiti da sposa, vestiti corti che danno risalto alle gambe passando per tute dagli scolli sexy. A farla da padrona è il contrasto per eccellenza, quello con il bianco e il nero: che siano fantasie geometriche o tinta unita non importa, questo è il top dell’eleganza. E poi perle e paillettes per illuminare, e soprattutto colletti, polsini, cravatte e papillon per dare quel tocco di ‘androgino’ che Samanta ha ereditato direttamente dalle due donne che sono la sua fonte di ispirazione: la nonna e l’attrice Marlene Dietrich.

Abiti che nascono a fine giornata, quando Samanta va a dormire e porta con sé il suo inseparabile blocchetto degli schizzi sul quale dà una prima forma alla sua ispirazione. Schizzi che poi, grazie anche alle sapienti mani delle sue sarte, prendono vita su materiali rigorosamente ‘green’ come lino, cotone, canapa che nulla hanno a che vedere con lo sfruttamento animale.

Insomma, un fiume in piena, una donna testarda, una imprenditrice fiera delle proprie origini, una professionista che parla del suo amato lavoro e del suo sogno con il sorriso e con una affabilità quasi d’altri tempi. Ecco chi è Samanta Russo, al di là delle acclamatissime sfilate.

E dopo aver chiacchierato con lei, capisci anche perché all’inaugurazione a Foggia ci sono pure alcune sue ex alunne che non volevano mancare a questo appuntamento tanto importante per la loro adorata ex maestra.