Sana Cheema, assolti i familiari della 25enne che voleva sposare un italiano

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Un tribunale del Pakistan ha assolto “per mancanza di prove certe” il padre, lo zio e il fratello di Sana Cheema, la 25enne italo – pachistana, portata via con l’inganno da Brescia nell’aprile dello scorso anno per costringerla a nozze combinate nel Paese d’origine della famiglai e uccisa perché le aveva rifiutate.

Sotto accusa c’erano undici familiari che inizialmente avevano detto che era morta per cause naturali ma l’autopsia rivelò, invece, che era stata strangolata (rottura dell’osso del collo).

La ragazza viveva da anni in Lombardia, si era diplomata, cittadina italiana da settembre 2017, e voleva sposare un italiano.

Dopo tre mesi di processo, quindi, il giudice Amir Mukhtar Gondal ha ordinato il rilascio del padre della vittima, Ghulam Mustafa Cheema, dello zio Mazhar Cheema e del frratello Adnan per mancanza di prove che scongiurino “ogni ragionevole dubbio”.

Durante le indagini, tra l’altro, i tre familiari confessarono di avere ucciso Sana perché aveva “disonorato” la famiglia. Una confessione che, poi, è stata ritrattata.