Sanremo 2019, Salvini: “Mahmood non si deve integrare, è italiano”

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È un ragazzo italiano che suo malgrado è stato eletto a simbolo dell’integrazione ma lui non si deve integrare, è nato a Milano. Lo hanno messo al centro di una storia che non gli appartiene“.

Così Matteo Salvini, intervistato da La Stampa, tornando sul successo di Mahmood al Festival di Sanremo.

Il vicepremier, poco dopo la proclamazione del vincitore, su Twitter aveva scritto: “La canzone italiana più bella? Io avrei scelto Ultimo, voi che dite?“.

E Mahmood, sollecitato dai giornalisti, ha ribattuto così: “Io sono italiano, nato e cresciuto a Milano. Non mi sento tirato in causa. Nel brano ho messo una frase araba che è un ricordo della mia infanzia, ma sono italiano al 100 per cento“.

Salvini, però, ha attaccato la Giuria che, con il suo voto – insieme a quello della stampa – ha stravolto l’esito del televoto: “Una giuria senza senso, mancava solo mio cugino e sarebbe stata completa. Come se mi chiamassero ad attribuire il Leone d’Oro. Sanremo deciso da un salotto radical chic“.

“È giusto, sono lì per quello, valutare le canzoni“, ha detto Salvini a proposito del voto della stampa ma “il volere della gente che ha pagato per esprimersi è stato stravolto dalla giuria d’onore. Prendiamo Loredana Berté, non so per chi voti ma a me piace. Lo Stato Sociale mi mette allegria“.

Sulla canzone di Mahmood, Soldi, Salvini ha detto: “Oggi leggevo i commenti della gente, al 90% erano perplessi. Non vorrei ci fossero dietro altri interessi economici, qui si smuovono milioni“.

Poi, a proposito della rabbia di Ultimo, il vicepremier ha detto: “Fossi in Ultimo l’avrei presa malissimo… Ma io lo capisco, finisce con l’amaro in bocca, un rigore al novantesimo. E mi dispiace perché una marea di gente scrive che l’han fatto per fare un dispetto a me. E questo non va bene“.

Per Salvini, però, la vittima resta Mahmood, “etichettato come il cantante degli sbarchi. Qui sta lo specchio del Paese, nella contrapposizione popolo-élite“.