Sanremo 2020, ma chi difende il rapper Junior Cally?

Cantanti e giornalisti in difesa del rapper dopo le polemiche di questi giorni.

C’è chi lo odia a priori e chi lo difende. Si stanno serrando i ranghi e le divisioni intorno al caso Junior Cally, il rapper tra i partecipanti a Sanremo 2020, accusato di avere scritto in passato testi sessisti. E se da un lato la politica è tutta contro di lui, dall’altro il mondo musicale, dai colleghi ai giornalisti, difende il cantante.

Ernesto Assante di Repubblica in un post su Facebook scrive: «Trovo fantastico che vi preoccupiate tutti di Junior Cally e che nessuno abbia da commentare una senatrice della Repubblica che accusa di ‘concorso morale in omicidio’ un rapper per le sue canzoni. Io lo trovo di una gravità inaudita».

E ha aggiunto: «Se pensate che ci sia un solo ragazzino al mondo che ascolta Junior Cally e poi va a stuprare una ragazza, date alla musica un potere che sfortunatamente non ha, sennò tutti quelli che hanno ascoltato Imagine dovrebbero essere diventati santi».

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Gli fa eco il Trio Medusa che su Radio Deejay ironizza sul linguaggio del rap con una gag fulminante di Francesco Lancia con ‘Il trapper buono Elia’ che rappa versi come ‘Quella tipa con la borsa di Prada l’aiuto ad attraversare la strada’ o ‘Miss Keta tu non mandi certo un bel messaggio che Keta sta per Ketamina ed io non l’assaggio… è meglio pane e miele oppure pane e nutella’ e su La Stampa Roberto Pavanello scrive: «Negli Usa dal 1990 compare su un certo tipo di dischi l’etichetta ‘Parental Advisory Esplicit Content’ (‘Avvertenza per i genitori: contiene frasi esplicite). Il primo album a meritarlo era dei 2 Live Crew. E cosa facevano? Rap, ovvio. Le accuse di omofobia e sessismo non sono una novità e hanno coinvolto anche artisti come Eminem, in quota rap, e Axl Rose, in quota hard rock.. .Allo stesso modo lasciamo che Junior Cally salga sul palco dell’Ariston e sfrutti la chance di dimostrare che non è il mostro che temiamo. Ascoltiamo la sua No grazie. Hai visto mai che ci dovesse anche piacere».

Anche Mattia Marzi di Rockol si schiera in difesa dal rapper mascherato: «Da un lato Junior Cally, dall’altro Salmo. Due emblemi di rap italiano non allineato…Sarebbe un bel colpo di scena se Cally decidesse spontaneamente di ritirare la sua partecipazione al Festival, rifiutandosi di mettere piede su un palco istituzionale e per famiglie come quello dell’Ariston: certo, la darebbe vinta al politically correct, però dimostrerebbe ancora una volta che a Sanremo sembra non esserci spazio per proposte come la sua, o come quella di Salmo. Pensate che scandalo, invece, se con la sua “No grazie” – che agli ascolti in anteprima ha riscosso buoni successi, e ieri il rapper ha provato all’Ariston con l’orchestra – Cally riuscisse a farsi largo tra le varie Tosca, Rita Pavone, Giordana Angi o tra i vari Zarrillo, Gualazzi, Masini e Nigiotti. Magari conquistando il podio. E magari vincendolo pure, ‘sto Sanremo. Considerando che a distanza di un anno ancora si fa polemica sulla ‘Rolls Roycè di Achille Lauro, che pure il Festival non lo ha vinto, gli scrittori di ispirazione cattolica e i blogger avrebbero argomenti di cui parlare per almeno i prossimi tre anni. E chissà che in fondo non gli vada bene comunque».

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Junior Cally e Amadeus.

Mentre il sito di riferimento della musica urban Esse Magazine ha invece posto la questione ponendo l’accento sulla strumentalizzazione politica: «Ormai il gioco di Salvini non è chiaro soltanto ai suoi elettori: prendere un fatto, strumentalizzarlo, renderlo oggetto di propaganda, stare sempre al centro del dibattito. Ieri è toccato a Junior Cally, attaccato da Salvini per i suoi testi… Chi ha cercato di approfondire un minimo la storia della letteratura, della filosofia, della musica e dell’arte, può aver intuito un aspetto a dir poco fondamentale: l’arte non conosce alcun vincolo morale. Il discorso vale anche per il rap, soprattutto per il rap».

Anche dall’industria arrivano messaggi di solidarietà, Enzo Mazza (presidente FIMI) ha dichiarato: “«l rap oggi in Italia ma già da tempo negli Stati Uniti, dove è nato, o in Francia, così come il grime nel Regno Unito, racconta spesso gli aspetti più crudi e controversi della società. Una fotografia realistica che può colpire molto forte ma che è nel bene e nel male rappresentativa del quotidiano. Portare il rap al Festival significa rappresentare una parte della società italiana di oggi. D’altra parte le polemiche ci sono state anche in Usa per esibizioni di rapper ai Grammy ma alla fine la libertà artistica e di espressione ha avuto il sopravvento. Per il Festival tornare indietro sarebbe un suicidio».

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