Sanremo 2020, Rula Jebreal e il monologo contro la violenza sulle donne

Le parole della giornalista pronunciate sul palco dell’Ariston, emozionando tutti.

Al Festival di Sanremo c’è stato il monologo contro la violenza sulle donne della giornalista palestinese, con cittadinanza israeliana e italiana, Rula Jebreal che, insieme a Diletta Leotta, ha affiancato il conduttore Amadeus.

«In questo Paese magnifico che mi ha accolto – ha detto Rula – negli ultimi 3 anni sono state oltre tre milioni le donne che hanno subito abusi sessuali sui posti di lavoro; negli ultimi tempi ogni tre giorni è stata uccisa una donna; sei donne solo la scorsa settimana; nell’80% dei casi il carnefice ha le chiavi di casa. È invece possibile raccontare l’amore, rispetto, l’affetto e la cura».

Citando le canzoni di Francesco De Gregori, Vasco Rossi e Franco Battiato, Rula Jebreal ha affermato: «Lo dobbiamo a loro, lo dobbiamo a tutti noi, e lo dobbiamo anche agli uomini perbene».

Uomini a cui la giornalista ha chiesto: «Lasciateci essere quello che siamo e che vogliamo essere. Impegnatevi insieme a noi quando qualcuno ci chiede ‘lei cosa ha fatto per capitarle quello che è accaduto?’».

LEGGI ANCHE: Sanremo 2020, il monologo di Diletta Leotta sulla bellezza.

La giornalista 46enne ha raccontato anche il suo dramma personale vissuto con la morte della madre, che si è tolta la vita dopo anni di violenze e soprusi, dicendo: «Sono stata scelta stasera per celebrare la musica e per celebrare le donne. Il senso è nelle domande giuste, nelle parole giuste. Che non si chieda mai più a una donna che è stata stuprata ‘come era vestita lei quella notte?’».

In platea all’Ariston c’era anche la figlia di Rula Jebreal, che si è commossa per le parole pronunciate dalla madre: «Non vogliamo più essere vittime, un accessorio, una quota. Noi donne dobbiamo essere libere nello spazio e nel tempo, dobbiamo essere silenzio e rumore, vogliamo essere musica».

Infine, la meritata standing ovation per la giornalista.

LEGGI ANCHE: Sanremo 2020, Georgina Rodriguez: “Ecco perché ho accettato“.