Sardine, migliaia in Emilia Romagna ma quattro gatti a Palermo

Le Sardine hanno contribuito al successo di Bonaccini in Emilia Romagna ma altrove è un flop.

(di Francesco Militello Mirto) Ieri, in Emilia Romagna, secondo alcuni analisti, le Sardine avrebbero contribuito al successo di Stefano Bonaccini e ne sarebbe una prova l’alta affluenza alle urne: 67,67%, 30 punti in più rispetto al 37,76% del 2014.

In Calabria, però, l’effetto delle Sardine non si è avvertito, perché il centrodestra ha nettamente sconfitto il centrosinistra, motivo per cui quel movimento ha avuto 1) una forte connotazione territoriale esclusiva dell’Emillia Romagna, 2) la sola finalità di non permettere una vittoria di Matteo Salvini (e, oggettivamente, la missione è stata compiuta).

Ciò è emerso anche dalla manifestazione di sabato scorso, 25 gennaio, a Palermo, dove le sardine del capoluogo siciliano si sono date appuntamento a piazza Sant’Anna, essendo indisponibili quelle del Politeama e del Massimo (i due luoghi di ritrovo principali dei palermitani), seguendo quanto fatto dalle altre città italiane, ovvero scendere in strada prima delle elezioni regionali di Calabria ed Emilia Romagna, nella speranza di influenzare il voto politico e di scongiurare il tanto temuto vento di Destra.

«Noi siamo un movimento aperto e vogliamo fare rete con tutti gli altri», ci ha detto Leandro Spilla, uno degli organizzatori delle sardine di Palermo, «Noi non diamo indicazioni di voto, ognuno è libero di votare quello che vuole, basta che lo faccia in maniera consapevole e cosciente», ha voluto precisare la sardina, il che vuol dire basta che non si voti Lega e Fratelli d’Italia. «Si paventa che la Lega Nord entri nel governo della regione siciliana, siamo alla follia più totale!», ha detto subito dopo per confermare quanto detto prima.

«Abbiamo voluto dare a questa giornata un’idea di iniziativa corale insieme ad altre piazze, non una mega manifestazione, che abbiamo già fatto, ma iniziare a dialogare con le altre realtà sardine, onde evitare di restare circostanziati alla propria città. Abbiamo realizzato un bellissimo viaggio, in tutta la Sicilia, riportando l’occhio su realtà e problemi chiaramente già esistenti, su cui noi volevamo riportare l’attenzione, come la carenza delle infrastrutture e l’emigrazione giovanile. Ci sembrava giusto ricalcare ancora su questi temi, ma farlo in un’ottica regionale».

Leandro Spilla, uno degli organizzatori delle sardine di Palermo.

Gli organizzatori del movimento hanno immaginato una staffetta della sardina che è partita da Messina, ha attraversato tutta la Sicilia, compresi i piccoli centri, dando voce alle piccole realtà e ai loro problemi.

Una novità che porta il movimento ad occuparsi dei problemi reali, concreti, invece di parlare solo esclusivamente di Salvini e fascismo, argomenti stucchevoli e ripetitivi che alle persone comuni, al popolo che produce, non sembrano interessare: «Non credo che la manifestazione sia tanto utile, sinceramente non ho capito questo movimento… Alle Istituzioni chiederei, invece, di pensare di più alla città, alle persone, a noi piccoli commercianti, oggi i più bersagliati e penalizzati. Per me il fascismo e l’antifascismo non esistono, non sono il mio problema principale», ci ha detto Fabio, un commerciante di piazza Sant’Anna.

Carlo, mendicante di Vienna.

Come non sembra interessare a Carlo, un simpatico mendicante di Vienna, che bazzica la zona e che seduto sugli scalini della Chiesa, insieme alla sua cagnolina Cesarina, osserva incuriosito e da dietro la ringhiera, le sardine che troppo impegnate a parlare di Lega Nord e intonare Bella Ciao, ormai inno dell’intelligo di sinistra, neanche si accorgono del povero Carlo che ci dice «la politica a me non interessa, a me piace camminare, andare dovunque, mangiare, bere, fumare e sopravvivere», come dargli torto!

«Le sardine sono antifasciste, antirazziste e in questo momento serve dirlo a voce alta!», ha ribadito Luisa La Colla, anche lei organizzatrice dei pesciolini siculi. «È un problema, perché attraverso questo passano tanti altri problemi. Le interrelazioni, le relazioni con gli altri, bisogna tenerne conto. Il fatto che oggi si parta da questa terra, per andare verso altri lidi, per lavorare o per studiare, ma poi non si torna, vogliamo parlare anche di questo, i temi reali che oggi portiamo in questa piazza sono la mobilità che in Sicilia è assolutamente abbandonata, le strade dissestate e i ponti che crollano. Lo spostamento tra le città diventa difficile, si preferisce spostarsi fuori. È più facile andare a studiare a Londra piuttosto che a Catania o Palermo. Anche perché là si trova lavoro. Ci riconnettiamo all’immigrazione, tanti di noi se ne vanno a studiare o lavorare all’estero e non tornano, le città e i paesi si stanno spopolando, e dunque apriamo le braccia, perché anche l’accoglienza è una cosa bella, siamo cittadini del mondo».

«Noi siamo contro qualunque messaggio di odio», ha concluso Leandro Spilla, «quindi, vogliamo mandare un messaggio alla regione siciliana, dopo cinque anni lo vogliamo riparare questo ponte sulla Palermo Catania? Cosa stiamo aspettando?».

Dopo la supercazzola di Mattia Sartori durante la trasmissione di Giovanni Floris, per non essere da meno, è arrivata la risposta palermitana.

Francesco Militello Mirto