Scontri a Gerusalemme. S’aggrava il bilancio: 4 morti e 750 feriti

4 morti e 750 feriti.

È questo il bilancio provvisorio degli scontri a Gerusalemme e nei territori occupati dopo l’annuncio del presidente degli USA, Donald Trump, di spostare l’ambasciata da Tel Aviv alla Città Santa, riconoscendone di fatto lo status di capitale d’Israele.

Ieri, venerdì 8 dicembre, si sono registrate due vittime negli scontri tra palestinesi e soldati israeliani e due, appartenenti ad Hamas, sono state colpite dai raid dell’aviazione.

Anche dalla Striscia di Gaza sono stati lanciati razzi verso il sud d’Israele con l’Iron Drome – il sistema antimissili – che ne ha intercettato uno.

Hamas ha annunciato che l’intifada proseguirà.

Proteste a Ramallah.
Proteste a Ramallah.

Il presidente degli Stati Uniti ha invitato alla calma e alla moderazione.

Il presidente – ha detto una portavoce della Casa Bianca – spera che le voci della speranza prevalgano su coloro che diffondono l’odio“.

Il dado, però, sembra ormai tratto.

Ne sono un esempio le parole del presidente palestinese Abu Mazen, per cui “gli USA non sono più qualificati per occuparsi del processo di pace” in Medio Oriente.

Per Abu Mazen, inoltre, la decisione di Trump ha violato la legittimità internazionale.

Sulla stessa scia l’inviato dell’ONU in Medio Oriente, Nickolay Mladenov: “Qualsiasi decisione unilaterale che cerchi di modificare lo status di Gerusalemme potrebbe seriamente minare gli attuali sforzi di pace e potrebbe avere ripercussioni in tutta la regione“.

Infine, strappo tra USA e Unione Europea. Gli ambasciatori di cinque Paesi, tra cui l’Italia, hanno firmato una dichiarazione comune di condanna della decisione di Washington.