Sea Watch, la capitana Rackete è agli arresti domiciliari. Salvini: “Giustizia è stata fatta”

La Procura di Agrigento ha disposto gli arresti domiciliari con l’accusa di resistenza e violenza a nave da guerra e tentato naufragio.

Ha messo a rischio la vita di uomini delle forze dell’ordine italiane, la multa per questa ong straniera, il sequestro della nave, che ha finito di andare in giro per il Mediterraneo a infrangere leggi, e la distribuzione di tutti gli immigrati a bordo in altri Paesi europei. Abbiamo fatto bene a chiedere che le leggi fossero rispettate: mi sembra che giustizia sia fatta“.

Così, al Gr1, il ministero dell’Interno, Matteo Salvini, dopo l’arresto della capitana della Sea Watch, Carola Rackete, avvenuto all’alba dopo aver violato l’alt della Guardia di Finanza ed essere entrata nel porto di Lampedusa speronando una motovedetta delle Fiamme Gialle nel tentativo di arrivare in banchina.

La Procura di Agrigento ha disposto gli arresti domiciliari, con l’ accusa di resistenza e violenza a nave da guerra e tentato naufragio.

Salvini ha aggiunto: “Abbiamo avuto ampie rassicurazioni che tutti gli immigrati che erano a bordo della Sea Watch siano distribuiti in cinque Paesi, che ringrazio. Brilla per la sua assenza e il suo vergognoso menefreghismo il governo olandese, che ha dato una bandiera a una nave fuorilegge fregandosene di quello che l’equipaggio di questa nave è andato a fare in giro per il Mediterraneo“.

La comandante è stata arrestata in flagranza di reato per violazione dell’Articolo 1100 del codice della navigazione: resistenza o violenza contro nave da guerra, che prevede una pena dai tre a 10 anni di reclusione.

A Carola Rackete è stato contestato anche il tentato naufragio della motovedetta della Guardia di Finanza, speronata dalla nave durante la manovra di attracco.

Leggi anche: Carola Rackete: “Sono bianca, tedesca e ora aiuto chi non ha avuto le mie stesse opportunità”.