Sigarette elettroniche, uno studio francese smentisce l’effetto “gateway”

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Uno studio condotto in Francia ha smentito la teoria dell’effetto “gateway”, secondo la quale i soggetti che utilizzano le sigarette elettroniche sono poi portati a consumare anche il tabacco da combustione; in altre parole, secondo questa teoria, le e-cig favorirebbero il tabagismo tradizionale.

Nuove smentite arrivano dallo studio che si intitola “Does e-cigarette experimentation increase the transition to daily smoking among young ever-smokers in France?”, i cui risultati sono stati pubblicati dal sito sciencedirect.com. Condotto da una squadra ci cinque ricercatori transalpini (Sandra Chyderiotis dell’Università di Parigi-Sud, Tarik Benmarhnia, François Beck, Stanislas Spilka e Stéphane Legleye), lo studio puntava a confutare la teoria secondo la quale “l’uso delle sigarette elettroniche tra gli adolescenti è associato ad un conseguente inizio di tabagismo”.

Il metodo di indagine e i risultati ottenuti

L’articolo di sciencedirect.com spiega in breve qual è stato il metodo scientifico utilizzato dal team di ricercatori che ha condotto lo studio. Quest’ultimo è stato basato sui dati raccolti da un sondaggio condotto in Francia a livello nazionale nel 2017 per analizzare il ruolo della sigaretta elettronica all’interno dello status di un fumatore diciassettenne. Il tasso di rischio è stato calcolato per mezzo della regressione modificata di Poisson, con un approccio di probabilità inversa.

Tra gli adolescenti francesi di 17 anni” – si legge nell’articolo – “il 16.8% ha dichiarato un utilizzo corrente della sigaretta elettronica (l’1.9% ha dichiarato un uso quotidiano) e il 34.1% ha dichiarato di fumare sigarette (il 25.1% con cadenza giornaliera). Tra coloro che hanno fumato almeno una volta, gli adolescenti che hanno dichiarato di aver mai usato la sigaretta elettronica avevano meno probabilità di passare di passare al tabagismo tradizionale rispetto a chi non ha mai fatto uso di una e-cig”. Risultati analoghi sono stati riscontrati tra coloro che hanno provato la sigaretta elettronica prima di quella tradizionale.

Il team guidato da Sandra Chyderiotis (Università di Parigi-Sud, Facoltà di Medicina, Facoltà di Medicina UVSQ, Inserm e l’Osservatorio francese sulla droga e la tossicodipendenza) è giunto per tanto alla conclusione che, per i 17enni che hanno già fatto uso della sigaretta elettronica, non sussistono prove evidenti di un aumento del rischio di passaggio al tabagismo adolescenziale. Ciò non esclude – secondo le conclusioni tratte dallo studio – che ulteriori ricerche vadano effettuate in relazione al ruolo sul lungo termine del vaping rispetto alle abitudini dei fumatori.

Lo svapo tra normativa e mercato

I risultati ottenuti e divulgati da questo studio francese sono molto importanti perché contribuiscono a rendere meno ‘pericolosa’ l’immagine della sigaretta elettronica, spesso attorniata da una coltre di cattiva informazione. Il recente caso delle patologie polmonari diffusesi negli Stati Uniti causato da un uso improprio dei dispositivi (molti dei soggetti colpiti dall’infezione avevano utilizzato prodotti contenenti un olio al THC) ha alimentato il timore verso lo ‘svapo’; in realtà, come hanno ribadito gli esperti di settore e non solo, gli utenti europei – e italiani – sono ben tutelati da un quadro normativo tanto chiaro quanto severo.

L’Italia è tra i paesi che da alcuni anni ha recepito la normativa europea di riferimento, oltre ad aver preso specifici provvedimenti di carattere nazionale. In particolare, la Legge di Bilancio 2019 ha introdotto una pressione fiscale differenziata, che grava maggiormente sui liquidi da svapo contenenti nicotina; in aggiunta, sia i rivenditori specializzati che gli store online, come ad esempio vaporoso.it, autorizzati dall’Agenzia dei Monopoli di Stato (che gestisce la vendita dei liquidi) devono rispettare precise limitazioni riguardanti il quantitativo di prodotto venduto singolarmente. A differenza di quanto accade negli Stati Uniti, infatti, alcune sostanze (quali taurina e caffeina) non possono essere aggiunte alle ricariche per i dispositivi elettronici da svapo, che non fanno parte dei Monopoli di Stato ma non possono essere venduti ai minori di 18 anni.