Strumentalizzazione parte II: ora tocca alle 4 atlete italiane di colore

Le atlete

Strumentalizzazione parte seconda. E sì, perché dopo quanto avvenuto con la foto dei bambini morti al largo della Libia, è il turno delle quattro atlete azzurre che hanno vinto sabato scorso l’oro nella staffetta 4X400 ai Giochi del Mediterraneo.

Naturalmente, la notizia fa effetto e cade a fagiolo nel giorno del raduno della Lega a Pontida: quattro ragazze dalla pelle scura che vincono una medaglia con la maglia azzurra. La foto, poi, è suggestiva: c’è pure la bandiera italiana.

Scontati i commenti degli strumentalizzatori: “La risposta italiana a Pontida“, “Questa è l’Italia multiculturale“, “Prima le italiane”, ecc.

Premettendo che tale passione per i Giochi del Mediterraneo non si sia affatto notata sui social per il trionfo degli altri atleti azzurri (per la cronaca, il bottino è stato di 156 medaglie, di cui 56 ori), rimarcando così l’uso politico della vittoria delle quattro atlete, è giusto sottolineare che Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo e Libania Grenot non sono giunte in Italia in maniera irregolare. Anzi…

  • Libania Grenot è cubana e ha ottenuto la cittadinanza italiana nel 2008, dopo il matrimonio con un un uomo originario di Roma;
  • Ayomide Folorunso si è stabilita in Italia dalla Nigeria nel 2008, raggiungendo i genitori, immigrati regolarmente nel nostro Paese. Dopo 10 anni di permanenza ha ottenuto la cittadinanza italiana;
  • Regolare anche l’immigrazione dei genitori di Raphaela Lukudo, originari del Sudan;
  • Maria Benedicta Chigbolu è nata a Roma da madre romana e padre nigeriano. Quindi, italiana da sempre.

Insomma, anziché osannare le ragazze per una vittoria sportiva, sono diventate un simbolo politico da parte di chi, fino a poche ore fa, non sapeva neanche che esistessero. E solo perché hanno la pelle nera.

P.s. complimenti a tutta la squadra azzurra che ha trionfato ai Giochi del Mediterraneo. Nessun atleta escluso.