Stupro di Firenze, ecco le bugie dei due carabinieri

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Più passano le ore, più la situazione dei due carabinieri si fa più chiara e soprattutto più grave.

Mentre oggi ci sarà, in Procura, a Firenze, l’interrogatorio del militare indagato insieme al collega di violenza sessuale nei confronti di due studentesse americane, di 19 e 21 ani, emergono nuovi particolari.

Innanzitutto, partiamo dalla confessione di sabato scorso del 43enne Marco Camuffo che non ha negato il rapporto sessuale ma lo stupro sì: “Era d’accordo. E, comunque, non sembrava affatto ubriaca“. Invece, il test alcolemico effettuato sulla ragazza in ospedale, alle 5 del mattino di giovedì scorso, ha restituito un tasso molto alto.

Una ragazza, inoltre, era stordita dall’hashish, quindi si trovava in una condizione di minorata difesa che esclude ogni forma di consenso a un rapporto sessuale.

Stando, poi, a quanto riportato dal Corriere della Sera, i due carabinieri non hanno comunicato alla Sala operativa che avrebbero fatto salire in auto le due giovani.

Ricordiamo, infatti, che i Carabinieri sono obbligati a far salire persone in auto solo in casi eccezionali, come il trasporto urgente di un ferito.

Per di più, la zona del palazzo in cui vivevano le due giovani non era di loro competenza.

I militari, di conseguenza, sono indagati dalla Procura Militare per violata consegna e peculato: due reati così gravi che potrebbero determinare l’addio all’Arma dei Carabinieri.

E non finisce qui: perché l’appuntato scelto Marco Camuffo avrebbe mentito ai magistrati, dicendo di “non sapere cosa fosse successo quella sera“. Il carabiniere, infatti, ha detto di avere visto il collega entrare con la giovane in ascensore ma di non sapere cosa sia successo.

Infine, c’è il sospetto di una copertura da parte di un altro collega. Anche su questo versante stanno indagando i magistrati.