Stupro di Firenze, l’accusa di Costa: “Ho fatto quello che diceva Camuffo”

La vicenda dello stupro delle due studentesse americane a Firenze si arricchisce di dettagli che rendono sempre più critica la posizione dei Carabinieri che avrebbero abusato di loro.
Il militare più giovane, Pietro Costa, cerca di difendersi ridimensionando il proprio ruolo. “Ho sbagliato, ma ho fatto tutto quello che decideva il capopattuglia Marco Camuffo. Era il mio capo, mi ha coinvolto lui, come facevo a dirgli di no?” avrebbe detto ai pm.

Se confermata, questa dichiarazione potrebbe aprire un altro filone di inchiesta riguardante la condotta dei Carabinieri durante i pattugliamenti notturni.

Intanto la loro posizione si aggrava. Dai test effettuati sulle ragazze risulta che a quattro ore dal presunto stupro le ragazze avevano in circolo una “rilevante quantità” di alcool e che una di loro aveva assunto anche hashish. Tuttavia, come ha evidenziato il procuratore Giuseppe Creazzo, “le perizie dovranno stabilire quanto gli alcolici abbiano influito sulla lucidità delle due giovani donne”. Ma anche a quando risale l’assunzione di stupefacenti.

Nel frattempo gli accusati continuano a negare la violenza e a parlare di rapporto consenziente. “Ci hanno invitato loro a salire – ha detto Costa – e quello che dico è confermato anche dal fatto che la ragazza mi ha dato il suo numero di telefono. Vi pare possibile che me lo avrebbe dato se la avessi appena violentata?”. Ma anche qui bisognerà accertarsi di tempistica e modalità.

E poi c’è un interrogativo ancora senza risposta: come è possibile che la centrale non si sia accorta e allarmata del fatto che la gazzella di Camuffo e Costa si trovava in una zona che non era di sua competenza (quelle dell’abitazione delle studentesse) e che non si è fatta sentire per alcune ore?

Fonte Corriere della Sera