Telefonia mobile: i costi di recesso sono illeciti

Rescindere il proprio contratto telefonico senza pagare è possibile. Anzi, lo prevede la legge. Agli operatori di telefonia mobile, infatti, è fatto divieto di addebitare costi di recesso nel caso in cui il cliente decida di non usufruire più del servizio a causa delle modifiche apportate al proprio piano tariffario.

Capita frequentemente, infatti, che le compagnie telefoniche ritocchino i contratti. Non sempre i cambiamenti piacciono ai clienti che, quindi, molto spesso decidono di cambiare gestore. Ed ecco che arriva a casa una bolletta con la voce “costi di recesso”.

Ebbene, l’Aduc (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori) avverte: “sono illeciti i costi di recesso dell’utente a seguito di modifica unilaterale del contratto da parte dei gestori telefonici”.
Contrariamente ad ogni altro operatore economico, le compagnie telefoniche possono cambiare le tariffe e le condizioni contrattuali quando vogliono senza “giustificato motivo”. Il Codice delle comunicazioni elettroniche, però, impone loro un unico limite: il divieto di applicare costi di recesso a coloro che comunicano di non voler accettare le modifiche imposte dal gestore. Nonostante ciò, i costi di recessione vengono addebitati. Ma è possibile fare ricorso. L’Aduc, sul suo portale, spiega come fare.

Chi si ritrova questi addebiti, per prima cosa faccia una denuncia allo Sportello dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, affinché queste pratiche scorrette e illecite vengano sanzionate. Sarà necessario anche contestare tali addebiti, dapprima inviando un reclamo scritto al gestore in cui si intima lo storno di qualsivoglia costo di recesso. Se il gestore non risponde in modo soddisfacente (il che accade spesso), sarà necessario attivare una conciliazione gratuita presso il Corecom della propria Regione, richiedendo anche gli indennizzi per mancata gestione del reclamo. Se neanche la conciliazione ha esito positivo, ci si potrà nuovamente rivolgere al Corecom o all’Agcom per ottenere la definizione gratuita della controversia”.