Torta di plastica al matrimonio, denunciata wedding planner

Una coppia di sposi di Padova ha denunciato la propria wedding planner per truffa.

Si è beccata una denuncia per truffa una wedding planner di Ferrara che ha letteralmente rovinato il matrimonio di una coppia di Padova. I futuri sposi, infatti, proprio il giorno delle nozze si sono visti costretti a chiamare i Carabinieri per porre fine ad un vero e proprio incubo. Il matrimonio è avvenuto il pomeriggio del 6 luglio al Castello di San Pelagio. Ecco cosa ha raccontato la sposina al ‘Corriere del Veneto’.

Abbiamo trovato la wedding planner su internet, la Monteleone ci garantiva un servizio completo con l’allestimento del banchetto, i fiori, gli inviti, tutto per un valore di 15 mila euro abbiamo capito che qualcosa non andava già con gli inviti, spediti tardi, poi c’era poca chiarezza sulla sede degli uffici della wedding planner ma passava il tempo e non siamo più potuti tornare indietro; poi abbiamo avuto un problema con il pagamento, tre giorni prima del matrimonio la Monteleone ci ha detto che o saldavamo tutto o non si sarebbe presentato nessuno al matrimonio, abbiamo dovuto pagare immediatamente quando invece volevamo saldare almeno una parte dopo il 6 luglio, anche a garanzia della buona riuscita della giornata e invece mi sono ritrovata al banchetto con le pentole sui tavoli con dentro cibo scotto che non avevamo concordato, non c’era il vino, le tovaglie erano sporche, infine quando ho visto la torta di plastica non ho retto sono scoppiata in lacrime e ho chiamato i carabinieri”.

Dicono solo falsità – ha ribattuto la wedding planner Francesca Monteleone – la coppia ha tergiversato fino all’ultimo per effettuare il saldo del bonifico, tutto quello che abbiamo fatto era previsto e concordato nel preventivo firmato, la torta di plastica era scenografica per i fuochi d’artificio, ce n’era un’altra, vera. La giornata in realtà è andata bene, la verità è che quei due avevano problemi di soldi e hanno escogitato questa strategia per ottenere un risarcimento, ci hanno insultati su Facebook, ci hanno diffamati, sono loro che pagheranno noi”.

Sarà un tribunale a sciogliere la matassa.