Trattativa Stato – Mafia, Francesco Squillaci: “Mangano scriveva a Berlusconi”

Il pentito di mafia Francesco Squillaci ex capomandamento del clan Santapaola lo ha affermato deponendo in videoconferenza al processo d’appello sulla trattativa tra Stato e mafia a Palermo.

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi era l’uomo che poteva aiutare Cosa nostra“. Ad affermarlo sarebbe stato Vittorio Mangano, ‘lo stalliere di Arcore’, una delle “teste di ponte dell’organizzazione mafiosa del Nord Italia” come lo definì il magistrato Paolo Borsellino. E questa confidenza sarebbe stata fatta in carcere al boss Giuseppe Squillaci, detenuto al carcere duro del 41 bis a Pianosa, a Spoleto e Cuneo. A raccontarlo è stato il figlio del boss, il pentito di mafia Francesco Squillaci ex capomandamento del clan Santapaola deponendo in videoconferenza al processo d’appello sulla trattativa tra Stato e mafia a Palermo.

Durante la detenzione a Pianosa – ha raccontato Squillaci figlio – mio padre conobbe Vittorio Mangano che scriveva telegrammi a Berlusconi perché voleva essere aiutato perché Pianosa era il carcere delle violenze. I telegrammi tornavano, però, indietro non spediti e Mangano li stracciava“.

Vittorio Mangano, boss palermitano, dal 1973 al 1975 lavorò come stalliere presso la villa San Martino di Berlusconi ad Arcore. Dopo il suo licenziamento, il Cavaliere disse che Mangano “è lo stesso uomo che licenziammo non appena scoprimmo che si stava adoperando per organizzare il rapimento di un mio ospite, il principe di Sant’Agata. E fu poco dopo che venne scoperto anche il tentativo di rapire mio figlio”.

Squillaci, condannato all’ergastolo e detenuto da 26 anni, collabora con la giustizia dall’aprile 2018. “Ho gestito la latitanza di Giuseppe Pulvirenti – ha raccontato – e avevo un contatto diretto con Benedetto Santapaola“.