Trattativa Stato – Mafia, i PM: “Messo il Paese in mano a Cosa Nostra”

La Procura di Palermo ha chiesto la condanna a 15 anni per l’ex capo del ROS, Mario Mori e a 12 per l’ex senatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri.

L’accusa è di minaccia e violenza a Corpo politico dello Stato al processo sulla trattativa Stato – Mafia, cominciato il 27 maggio del 2013.

Sono stati chiesti, inoltre, rispettivamente 12 e 10 anni per gli altri due ufficiali dell’Arma, Antonio Subranni (prima di Mori al comando dei ROS) e Giuseppe De Donno.

L’accusa ha anche chiesto 6 anni di reclusione per il senatore Nicola Mancino, accusato di falsa testimonianza, e 5 per Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito, per calunnia. Per quest’ultimo, però, è stata chiesta la prescrizione per le accuse di concorso in associazione mafiosa.

La pena più alta, 16 anni, è stata chiesta per il boss mafioso Leoluca Bagarella, cognato di Totò Riina.

12 anni, inoltre, sono stati richiesti per il boss Antonino Cinà.

Per i Pubblici Ministeri la trattativa tra cosa nostra e Stato c’è stata e rappresentò un cedimento rispetto alla linea della fermezza che “ha messo il Paese in mano alla mafia“.

Per l’accusa, il “protagonista assoluto” della trattativa fu il generale del ROS dei Carabinieri, Mario Mori.