Troppe ore sui videogiochi durante il lockdown: 24enne morto per una trombosi

È successo a Louis O’Neill in Gran Bretagna.

Louis O'Neill
Louis O'Neill con il padre, dal profilo Facebook di Stanley Greening

«Quella di mio figlio è una delle tante morti nascoste di questo lockdown»: ha detto il papà di Louis O’Neill, il 24enne morto per una trombosi improvvisa. La causa sembrano essere state le troppe ore chiuso in casa a giocare ai videogiochi durante il periodo di quarantena, imposto per combattere la diffusione del Coronavirus.

«Era una cosa prevedibile, ma nessuno di noi lo sapeva. Questo è ciò che fa più male»: ha aggiunto. Nessuna malattia pregressa, era forte e in salute. Inoltre, allenava una squadra di calcio locale, ma questo non è servito per evitare il suo decesso prematuro.

Una vicenda che ha sconvolto la famiglia, come testimonia il padre, il 56enne Stanley Greening, che ha deciso ora di iniziare una campagna di sensibilizzazione per ricordare quanto sia importante muoversi, soprattutto per chi è costretto a stare seduto molte ore durante la giornata, magari per lavoro.

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Dopo essere stato licenziato e costretto a restare chiuso in casa, Louis si era rifugiato nel gioco, diventando sempre meno attivo. «Le ore volano quando vengono assorbite dallo schermo. L’ho visto innumerevoli volte anche su me stesso. Lo avevo spinto a uscire per andare a fare la spesa vedendolo molto giù, ma mai avrei pensato a un coagulo di sangue»: ha continuato il padre del 24enne morto per una trombosi.

«Come molti lo associo agli anziani e a qualcosa di cui siamo avvertiti sugli aerei. Se qualcuno di noi avesse saputo del rischio avremmo potuto salvarlo, ora continuerò a diffondere questo avvertimento a suo nome».

Due settimane prima della sua morte, Louis disse ai genitori che non si sentiva in forma, hanno subito creduto che si trattasse di una intossicazione alimentare, ma le sue condizioni sono peggiorate da lì a poco. Ha cominciato a lamentarsi per un dolore alla gamba e, quando i genitori lo hanno sorpreso a terra privo di sensi il 3 giugno scorso, non c’era più nulla da fare.

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