Ucciso con un colpo alla testa l’ultras della Lazio Diabolik

L’uomo era invischiato in questioni di droga con il clan Senese. Non si tralascia nessuna pista.

Lo conoscevano tutti. Fabrizio Piscitelli, per gli ultras della Lazio ‘Diabolik’, ieri pomeriggio è morto. Aveva 53 anni e ad ucciderlo è stato un colpo di pistola calibro 7,65 sparato a distanza ravvicinata da un sicario che è poi fuggito. Sull’omicidio ha aperto un fascicolo la direzione distrettuale antimafia.

Secondo una prima ricostruzione, Fabrizio ieri pomeriggio si trovava su una panchina del parco degli Acquedotti a Roma quando è stato raggiunto alle spalle del killer che gli ha sparato poco sopra l’orecchio. L’uomo è morto sul colpo e l’arma non è stata ritrovata.

Piscitelli, storico capo degli Irriducibili della Lazio, era finito sotto la lente della Guardia di Finanza che aveva effettuato un sequestro preventivo di beni riconducibili a lui e alla sua famiglia per circa 2,4 milioni di euro. L’inchiesta era partita nel 2014 perché insospettiva la non corrispondenza fra l’elevato tenore di vita dell’uomo e la sua dichiarazione dei redditi.

Ma non è tutto. Secondo la Guardia di Finanza, “Piscitelli è più volte assurto agli onori della cronaca giudiziaria: dai rapporti, risalenti agli anni tra il 1991 ed il 1992, con il noto Michel Senese il quale, proprio attraverso Fabrizio Piscitelli e il fratello Gennaro Senese, stringeva accordi con il Clan Abate, all’epoca egemone nell’area di San Giorgio a Cremano (in provincia di Napoli), ma con interessi nella Capitale, finalizzati all’approvvigionamento di eroina dalla Turchia, via Germania, e di hashish dalla Spagna, al più recente processo connesso alla scalata alla Lazio ovvero, ancora, agli innumerevoli episodi di violenza negli stadi”.

Le indagini sul suo omicidio sono in corso.

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