Umbria: vietata la pillola abortiva in day hospital

La decisione ha scatenato l’ira dell’opposizione.

In Umbria non è più possibile accedere all’aborto farmacologico in day hospital. In caso di interruzione volontaria di gravidanza, è necessario il ricovero ospedaliero di tre giorni. Il quadro in questione è frutto dell’abrogazione da parte della giunta leghista guidata da Donatella Tesei di una delibera incentrata sulla possibilità di praticare l’aborto in day hospital.

LEGGI ANCHE: Miracolo a Milano: bimbo cade dal 7° piano e si salva

Lo scontro con l’opposizione

La scelta della giunta regionale umbra di non consentire il ricorso alla Ru486 – disponibile in Italia dal 2009 – ribalta il quadro normativo frutto delle decisioni politiche della presidenza di Catiuscia Marini.

La recente decisione è stata accolta con forti polemiche da parte delle opposizioni, che si sono espresse parlando di un maggior rischio di ricorso alla clandestinità e, chiamando in causa la posizione della Società italiana di ginecologia e ostetricia, citando anche l’importanza di minimizzare il tempo passato in ospedale per via della necessità di prevenire il contagio da SARS-CoV-2.

La bocciatura della delibera sopra ricordata ha invece incontrato il favore della Lega. Degna di nota a tal proposito è la posizione di Simone Pillon, commissario del Carroccio a Perugia. L’avvocato ha specificato che, da ora in poi, gli interventi dovranno essere svolti in regime di ricovero ospedaliero.

In questo modo, a suo dire, si evita di lasciare la donna sola in situazioni di eventuale rischio. I consiglieri della Lega si sono espressi specificando anche che “prendersi cura di una donna con una gravidanza difficile” non vuol dire limitare i suoi diritti, ma sostenerla e aiutarla in un momento traumatico della sua esistenza.

LEGGI ANCHE: Marco Carta, il ricorso del pm: “Va condannato a 8 mesi”