Un medico in Famiglia, attrice lotta contro il cancro al seno

Si tratta di Sabrina Paravicini che sta documentando la sua lotta sui social.

Il grande pubblico la ricorda come Jessica, l’infermiera della Asl della serie Un medico in famiglia.

Lei però si chiama Sabrina Paravicini e da un po’ di tempo non la si vede più in tv. Come aveva raccontato lo scorso novembre a Vieni da me di Caterina Balivo, ha deciso di abbandonare il mondo dello spettacolo per dedicarsi al figlio che soffre della sindrome di Asperger.

Ma a neanche un mese di distanza da quella intervista, ecco che una nuova prova è entrata di prepotenza nella vita dell’attrice: un cancro al seno.

Da quando l’ho scoperto – ha scritto in un lungo post su Instagram – non sono mai stata arrabbiata con il mio tumore, ho sempre pensato che fosse un segnale, il segno di qualcosa che non avevo capito nella mia vita. Non è stato un tumore silenzioso, era vivo e spingeva da dentro, mi faceva male, mi parlava a suo modo con delle fitte acute e con il cambiamento del mio corpo. ‘Se ti fa male non preoccuparti’ mi hanno sempre detto, ‘quando è una cosa grave non fa male’. Ma il dolore faceva parte dei segnali della malattia che stava avanzando. Ho fatto ecografia e mammografia il 17 e il 19 dicembre 2018 e i referti non davano segnali sospetti, se non una cisti che tenevo sotto controllo da 30 anni, era passata da 5 millimetri a due centimetri e mezzo”.

“A fine dicembre, dopo dieci giorni, il mio seno è andato in ascesso – ha aggiunto la donna – ho chiesto aiuto alla Brest Unit, spiegando che gli esami erano negativi, ma il mio seno aveva un aspetto che mi preoccupava: si era gonfiato, si era arrossato nella parte inferiore e il capezzolo si era introflesso. Il senologo mi ha fatto fare una copertura antibiotica che non ha modificato l’aspetto del mio seno e così dopo qualche giorno mi hanno fatto fare ‘l’ago aspirato’: aspirano il liquido della cisti per farlo analizzare, fortunatamente c’era un medico scrupoloso, a cui sarò per sempre grata, che mi ha anestetizzata e mi ha fatto una vera e propria biopsia durata cinquanta minuti. Il tumore era nascosto dietro la cisti che stava sotto al capezzolo, pare che le cellule tumorali abbiano attaccato la cisti e grazie a questo attacco il mio corpo ha parlato. Quando ho avuto la diagnosi il tumore aveva solo sei mesi, era grande due centimetri e mezzo e aveva già creato un’area infiammatoria di 6 centimetri. Era veloce e aggressivo. Non ancora operabile. Nel giro di due settimane ho iniziato la chemioterapia. Sono in viaggio, siamo in viaggio. Viviamo insieme da mesi, non lo odio, lo combatto come un nemico da rispettare, ma da vincere”.

“Non l’ho mai chiamato “mostro’, ‘bestiaccia’, per un po’ io e Nino l’abbiamo chiamato ‘la pallina’, poi gli abbiamo dato il nome giusto, cancro. E ho spiegato a Nino che oggi il cancro è una malattia CURABILE“, ha concluso.

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