Uno smartphone in un dipinto degli anni Trenta. Com’è possibile?

L'opera di Antonio Romano del 1937

Il pittore Umberto Romano precursore dei tempi? Com’è possibile che 80 anni fa, precisamente nel 1937, abbia potuto prevedere che ben oltre mezzo secolo dopo sarebbe nato il primo smartphone?

Se lo sono chiesto moltissime persone, in questi ultimi giorni sul web, dopo aver ammirato un’opera dell’artista italiano. Il motivo?

Il dipinto intitolato “Mr. Pynchon and the Settling of Springfield” presenta uN dettaglio curioso: uno dei protagonisti stringe fra le mani quello un oggetto che sembra essere proprio un cellulare.

L’opera racconta l’incontro del 1630 fra due tribù del New England, i Nipmuc e i Pocumtuc, con i coloni inglesi che provenivano dal Massachusetts.

L’opera di Antonio Romano del 1937

Fra i particolari che attirano immediatamente l’attenzione ce n’è uno che sta facendo molto discutere. Un indiano rappresentato in primo piano stringe fra le mani un insolito oggetto. L’utensile in questione ha una forma rettangolare ed è piatto, mentre l’uomo lo utilizza muovendoci il pollice sopra.

Che sia uno smartphone? Se lo sono chiesto moltissimi utenti, impressionati da quella che sembra essere una “predizione del futuro”. Che Romano abbia viaggiato nel tempo?

Dopo tante ipotesi, l’unica più plausibile è che l’oggetto dipinto dal pittore italiano sia un piccolo specchio, molto utilizzato nel XVII secolo. “Potrebbe essere benissimo che l’uomo si stesse specchiando nell’oggetto che aveva in mano – ha svelato -. Quando Romano ha dipinto il murales, l’America era ossessionata dalla nozione di “buon selvaggio”. Si tratta di un uomo appartenente a una comunità arretrata attratto dalla modernità, rappresentata da oggetti lucenti”.

E peccato se per qualche appassionato di esoteria e fantascienza, questa spiegazione non sia cosi fantasiosa come avrebbe voluto.