Vaccino anti-Covid, la virologa che ha fatto da cavia: “Sto bene, no effetti collaterali importanti”

Elisabetta Groppelli, è una ricercatrice al St Georgeʼs di Londra, ed è stata tra i primi a sottoporsi volontariamente alla sperimentazione contro il Coronavirus.

vaccino coronavirus
Immagine da Pixabay

La seconda pandemia del nostro secolo ha colpito duramente la popolazione di tutto il mondo, e in Paesi come il Brasile e l’India continua a registrare numeri che fanno temere. Sono passati due mesi da quando Elisa Groppelli, la virologa che ha fatto da cavia nella sperimentazione che sta portando avanti l’Università di Oxford, ha avuto somministrato il vaccino anti-Covid.

Le notizie che riferisce sono confortanti. Sta bene ed è certa di non avere riscontrato effetti collaterali particolarmente gravi: «Nessun effetto collaterale maggiore. Alcuni di noi hanno accusato dolore nella zona dell’iniezione, stanchezza o una lieve febbre. Sono reazioni del tutto normali», ha dichiarato la ricercatrice.

Elisa Groppelli
Elisa Groppelli, immagine dal web

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Adesso si attendono i risultati della fase 3, che dovrebbe partire in questi giorni. Lo step che dovrebbe coincidere con la sperimentazione sull’uomo. Nonostante i risultati siano confortanti, è ancora troppo presto per tirare le somme in via definitiva.

Infatti, ancora non si sa se la risposta immunitaria riscontrata sia in grado di difendere dall’infezione o dalla malattia. La circolazione del virus nel Regno Unito, come del resto in Italia, è drasticamente diminuita. Non si può quindi stabilire se i volontari stiano bene perché il vaccino funziona o perché il Coronavirus non è pericoloso come qualche settimana fa.

«Non siamo ancora certi se questa risposta immunitaria sia in grado di proteggere dalla malattia: ora la circolazione del virus è molto diminuita e non sappiamo se i volontari non sono stati infettati perché immuni o perché non sono entrati in contatto con la malattia»: ha spiegato la virologa cavia.

Il vaccino anti-Covid in questione è stato somministrato anche a volontari del Brasile, degli Stati Uniti e del Sud Africa. Quello che ci si augura è che la fase 3 confermi quanto rilevato sinora e che una soluzione contro il Coronavirus possa essere davvero a disposizione all’inizio del 2020, così come più volte annunciato.