Vaccino anti-Covid: risultati positivi, ora la fase successiva

Pare che la sperimentazione sull’uomo abbia dato una risposta a livello immunitario.

Coronavirus stop

I risultati sull’uomo del vaccino anti-Covid di Moderna hanno dato le prime risposte immunitarie nell’organismo. Sembra sia sicuro e ben tollerato. La società con sede a Cambridge, nel Massachusetts, adesso si sta concentrando sulla seconda fase della sperimentazione.

Sinora è stato coinvolto un campione di 45 persone. I risultati su otto di queste hanno mostrato anticorpi neutralizzanti. Una notizia che si ritiene fondamentale in termini di protezione dal virus.
«Non potremmo essere più felici di questi dati provvisori»: ha dichiarato il CEO di Moderna, Stéphane Bancel, durante una teleconferenza con gli investitori. I risultati sembrano indicare che il vaccino ha «un’alta probabilità di fornire protezione dal Coronavirus».

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Stabilito che il vaccino anti-Covid di Moderna è sicuro, ora si vuole passare allo step successivo: verificarne l’efficacia. I partecipanti alla prima fase hanno ricevuto ciascuno due dosi, a distanza di circa un mese, ognuno con un livello differente di dosaggio tra i tre previsti (25, 100 e 250 microgrammi).

Chi ha ricevuto il più basso ha sviluppato anticorpi Covid-19 dopo circa due settimane dalla seconda dose. I dati finali sul dosaggio da 250 microgrammi, invece, non sono disponibili. L’unico effetto collaterale, secondo gli scienziati, è stato un rossore nell’area dell’iniezione. Risultati questi che fanno essere ottimisti i medici coinvolti, anche se ancora tanto deve essere fatto per arrivare a una soluzione definitiva e sicura al 100%.

«È una grande notizia avere un vaccino potenzialmente efficace e che sembra sicuro»: ha dichiarato Iahn Gonsenhauser, responsabile della qualità e della sicurezza dei pazienti presso l’Ohio State University Wexner Medical Center. Inoltre, è importante che gli anticorpi sviluppati dai pazienti abbiano «dimostrato di essere efficaci nel limitare la replicazione del virus in laboratorio», ha aggiunto.

Un passo in avanti significativo, ma restano ancora tante domande sul livello di protezione che questi anticorpi potrebbero offrire, questo il parere cauto – d’obbligo in questa fase – di Michael Ison, professore di malattie infettive e trapianto d’organi alla Feinberg School of Medicine della Northwestern University di Chicago.

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